giovedì 30 aprile 2015

Geografia, l'Asia: Ep.3 - Armenia


         Armenia - Localizzazione

- Lo Yeraguyn "il tricolore" armeno; il rosso rappresenta il sangue versato dagli armeni per la patria, il blu è il simbolo del cielo, il giallo la terra armena.

L'Armenia, un altopiano stepposo alle falde del Caucaso, da sempre terra d'incontro, di lotte e di confronto fra i popoli dell'Asia, dell'Europa e dell'antica Mesopotamia settentrionale; fu la prima nazione ad accogliere il cristianesimo.


Dati basilari

Nome ufficiale: Repubblica di Armenia
Nome ufficiale nella lingua originale (armeno): Hayastani Hanrapetut' yun
Superficie: 29 800 km²
Popolazione: 3 029 072 (2012)
Capitale; Erevan, 1 127 300 abitanti (2012)

Lingue: armeno (lingua ufficiale) e russo
Moneta: Dram

Geografia e confini

Armenia - Mappa

Confinante a nord con la Georgia, a est con l'Azerbaijan e il Nagorno Karabakh, a sud con l'Iran e l'exclave azera del Naxçıvan e a ovest con la Turchia. L'Armenia, è un altipiano montuoso, ricco di vulcani spenti - la vetta più elevata è il monte Aragats: alto 4095m - ma minacciato costantemente da una grande attività sismica.
Il fiume Aras attraversa il sudovest del territorio delimitando il confine turco e quello iraniano dell'estremo sud; riceve le acque dal Hrazdan, emissario del lago Sevan: il più grande del paese e occupante una buona parte della sua zona centro orientale. La parte settentrionale è invece percorsa dal fiume Debed che, nascente nel nordovest, amplia poi il suo corso in Georgia.
Attorno ai due fiumi principali, si concentra una valle nella quale sorgono le maggiori città, come la capitale Eravan, Gyumri (146 000 abitanti) e Venadzor (105 000 abitanti).

Aragats.jpg

- Le bianche vette del monte Aragats, un vulcano ormai inattivo da cinque millenni. Alle sue pendici - in questa foto non visibile - si trova un rinomato osservatorio astronomico: l'osservatorio di Byurakan.

Aras

- Vista sul fiume Aras.


Clima

Il clima è continentale, per cui con estati afose e inverni rigidi. Le precipitazioni sono scarse e la steppa domina lungo le pianure rialzate. Fanno eccezione le zone lacustri, in particolare quella del grande lago Sevan, dove il clima è mite, gradevole e temperato.



- Una piacevole vista sul lago Sevan. Le due costruzioni caratteristiche sono alcuni monasteri di Sevanavank (del lago Sevan), costruiti in epoche medioevali.


Storia

Tra l' 860 e il 585 a.C. nel Caucaso, in Asia Minore, in parte del nord della Mesopotamia e in Armenia sorse il regno di Urartu. Buone regioni di questi furono conquistate da Alessandro Magno, e alla sua morte, avvenuta nel 323 a.C., il vasto impero venne assegnato, assieme a tutte le altre terre occupate dai Macedoni, ai vari diadochi nella spartizione di Babilonia.

In seguito a queste suddivisioni, dal I secolo a.C. venne istituito un impero regionale che disponeva di interessanti sbocchi marittimi sulle coste del mar Nero, del Mediterraneo e del mar Caspio. Per questo motivo, fu invaso dai Romani che nel 66 a.C., a seguito della vittoria di Pompeo (109 a.C.-48 a.C.) su Mitridate VI (132 a.C.-63 a.C.), ne occuparono il territorio. Che per oltre tre secoli fu conteso fra Parti, Sassanidi e Bizantini.  

A seguito di queste influenze, le quali contemplavano nella loro cultura la religione mazdeista e quella greco-romana; nel 301 l'Armenia fu la prima nazione in assoluto a istituire il cristianesimo come religione di stato.

Fra il IX e e l'XI secolo, l'Armenia, ritrovando l'indipendenza, scoperse un rinascimento culturale ed economico, il quale culminò con la dinastia dei Bagratidi. Nel 1071 con la sconfitta di Bisanzio dell'Impero Romano d'Oriente, a favore dei Turchi Selgiuchidi, il regno d'Armenia perse protezione e così anch'esso fu conquistato. Siffatto, tutti i cristiani della regione furono costretti ad emigrare nel sud dell'Anatolia e lungo le coste del Mediterraneo orientale; lasciando l'opportunità di occupare i propri territori ai Curdi, provenienti dalla Siria e dall'odierno Iraq.

Questi avvenimenti portarono gli armeni a nutrire un profondo odio (corrisposto) verso il mondo arabo in generale. Tant'è che dal 1080 gli interessi politici si spostarono in Cicilia; in quello che fu il Regno Armeno di Cicilia, lungo il golfo turco di Alessandretta, al fine d'istituire rapporti di alleanza coi vicini stati cristiani impegnati nelle crociate anti islamiche in Palestina. L'impero durò fino al 1375, quando i soldati Mammalucchi dell'Egitto finanziati dai califfi abbasidi lo conquistarono.

Dal 1813 fino al 1828, i territori armeni passarono dall'Impero ottomano a quello russo in seguito alle guerre Russo-Turche.
Per la Russia, l'Armenia era un interessantissimo fazzoletto che le permetteva di avere uno sbocco sul mare, e la minoranza degli armeni ottomani, in seguito alle persecuzioni e i massacri verso gli stessi da parte dell'Impero apparentemente amico guidato da Abdul Hamid (1842-1918), detto per ciò "il Sanguinario", appoggiò l'ideologia russa.

Agli inizi del Novecento la situazione di odio precipitò: da una parte i turchi conservatori che incoraggiarono l'alleanza dei curdi, dall'altra, gli armeni in maggioranza cristiani, in minoranza di etnia ottomana ma ora mai filo-russi, considerati per ciò dagli anatolici traditori "impuri". Il progetto nazionalista turco si compì nel medesimo periodo nel quale vennero mosse politiche di repressione contro i greci e i cristiani assiri; e fu una sanguinaria pulizia etnica, passata alla storia come il genocidio armeno.

Dopo la sconfitta subita dall'Impero ottomano al termine della seconda grande guerra, con susseguente sgretolamento dello stesso, nel (1920) l'Armenia andò sotto la protezione della da poco sorta URSS. Due anni più tardi entrò quindi nell'ufficiosa Repubblica Transcaucasica, e solamente nel 1936 fu annessa in via ufficiale come parte dell'Unione Sovietica.
La fedeltà al Cremlino persistette per altri cinquantacinque anni; finché il 21 settembre del 1991, l'Armenia in piena dissoluzione del vastissimo apparato comunista, non dichiarò la sua libertà.      


Società

L'agricoltura - per la maggior parte di cereali, patate, ortaggi, e uva - e l'industria rappresentano oggi rispettivamente il 33% e il 32% del prodotto interno lordo. Sono però oltre modo importanti l'allevamento degli ovini e dei bovini e la pesca nei laghi. L'Armenia dispone quindi di centrali idroelettriche e di una centrale nucleare - nelle vicinanze di Metsamor, a nordovest di Erevan, la quale, se non rinnovata, nel 2016 cesserà di funzionare  - che produce più di un terzo dell'intero fabbisogno nazionale. Ha valide quantità di giacimenti minerari, quali rame, ferro, oro e argento. Nonostante tutto però, queste risorse non vengono correttamente valorizzate, e per questo motivo l'economia, in particolare il settore commerciale, dimostrano considerevoli lacune.

Contesa da Turchia, Persia e Russia, l'Armenia ottenne come abbiamo precedentemente detto l'indipendenza nel 1920; a seguito della Rivoluzione russa e della stipula tra le potenze alleate e l'Impero ottomano che passò alla storia come il Trattato di Sèvres. Tuttavia, poco dopo fu annessa all'Unione Sovietica, sotto la quale dominazione è rimasta fino alla caduta della stessa nel 1991. Gli anni Novanta dimostrarono una fragilità politica: la guerra con la vicina Azerbaijan del (1993) per i territori del Nagorno Karabakh, abitati dagli armeni, e l'assassinio nel (1999) del primo ministro Sarkisian e di altri membri politici all'interno del parlamento sono due esempi chiari ed emblematici.

Oggi invece è un paese più stabile e più aperto alla cultura europea.


Curiosità 



- Georges Ivanovič Gurdjieff (tra il 1866/1877-1949), mistico, maestro di danze e scrittore armeno, nacque ad Alexandropol, l'odierna Gyumri.


Un set di backgammon moderno

- l'Armenia è una della patrie del backgammon, gioco antichissimo che consiste nel fare ruotare sulla tavoletta delle pedine di opposti colori impedendo che l'avversario possa fare la stessa cosa. Gli armeni lo hanno ereditato dai Sassanidi. Altro gioco da tavolo simile e assai di moda nel Paese sono gli scacchi.




- Aram Chačaturjan (1903-1978), fu un pianista e compositore sovietico neoclassicista di origini armene. La sua più celebre composizione è senza dubbio "La danza delle spade", famosa in tutto il mondo. Ecco, per chi volesse, l'ascolto di un quintetto jazz che ne ha in parte arrangiato la struttura:






Ejmiadzin Cathedral2.jpg

- la cattedrale di Echmiadzin, verso l'ovest del Paese, è la sede della Chiesa apostolica armena, nella quale la massima carica clericale è il cathòlicos d'Armenia. Fu edificata - campanili a parte - sopra un tempio pagano tra il 301 e il 303 secondo il volere di re Tiridate III, quando questi curato dalla pazzia da San Gregorio - patriarca della Chiesa armena -, si convertì al cristianesimo.    
Al suo interno sono custoditi due reperti, secondo la tradizione e le credenze cristiane importanti reliquie quali: un frammento dello scafo dell'arca di Noè; arenatasi, secondo la Genesi sul vicino e un tempo circoscritto nei confini armeni monte dell'Ararat e la lancia di Longino; ovvero l'alabarda rinvenuta probabilmente durante la prima crociata, durante il Regno Armeno di Cicilia, che avrebbe trapassato il costato di Cristo quando questi, ormai morto si sarebbe trovato legato allo "stauròs", quindi, a seconda delle interpretazioni a un palo verticale o a alla croce.
Nelle chiese armene, il prete predica sempre rivolto verso l'altare, il celebrante legge le Sacre Scritture e i fedeli pregano assorti liberamente in piedi oppure inginocchiati.


 

- Karekin II (1951) è dal 1999 il massimo vescovo della Chiesa armena.  


Riepilogo cronologico dei fondamentali avvenimenti storici:   

- 860-585 a.C. periodo del regno di Urartu. 
- 323 a.C. morte di Alessandro Magno e spartizione di Babilonia.
- 66 a.C. vittoria dei Romani.
- 301 il cristianesimo diventa religione di stato con l'istituzione della Chiesa apostolica d'Armenia.
- 1071 con la sconfitta di Bisanzio gli armeni sono costretti a emigrare verso l'Anatolia lasciando spazio all'insediamento curdo. 
- 1080 sorge il Regno Armeno di Cicilia. 
- 1915-1916 genocidio armeno. 
- 1936 entrata ufficiale nelle nazioni dell'URSS.
- 1991 indipendenza. 

Grazie e alla prossima puntata, nella quale tratteremo: Azerbaijan.


Storia delle religioni: Martin Lutero, la Riforma e il protestantesimo


Martin Luther, italianizzato in Martin Lutero, nasce il 10 novembre 1483 a Eisleben, cittadina della Turingia, regione del centro-est della Germania. 
Di famiglia dignitosamente benestante, suo padre, è un contadino che ha raggiunto un certo stato abbiente acquistando dei giacimenti minerari di rame. 



- ritratto di Martin Luther ad opera del pittore tedesco Lucas Cranach, detto "il Vecchio" (1472-1553), del 1543.  

Il piccolo Lutero riceve da subito una rigida educazione religiosa, e frequenta, per volontà del padre, l'università ove nel 1505 consegue la laurea. Nel medesimo anno, entra a far parte dell'ordine dei monaci agostiniani in seguito a un singolare episodio che lo convince a intraprendere la via del clericato: un fulmine si schianta al suolo a qualche metro da lui, ed egli, lo interpreta come un avvertimento divino sulla minaccia del peccato e della dannazione eterna. 

Diviene sacerdote nel 1507 e quattro anni più tardi (1511) si reca a Roma dove può osservare la realtà mondana, lucrosa e lussuosa che caratterizza il Vaticano e la corte papale. Rimanendone fortemente colpito in negativo. 

Nel 1512 diventa così professore di teologia dell'Università di Wittemberg, città della Sassonia. Da questo momento incomincia a studiare rigorosamente i testi biblici, nei quali trova le risposte ai suoi quesiti: se Dio si era fatto uomo subendo il supplizio sulla croce per redimere il peccato originale, non era come egli aveva sempre pensato un uomo duro e impietoso; era anzi immensamente misericordioso. 
Queste riflessioni porgono le fondamenta sulla sua riforma, basata sulla convinzione che sia l'animo dell'uomo a essere essenzialmente traviato, non le sue azioni, e la fede è l'unica via per le salvezza.
Lutero riconosce allorché la validità di due soli sacramenti, quali il battesimo e l'eucarestia, proponendo l'abolizione della messa, del culto dei santi, della Madonna e degli idoli, rifacendosi a una delle molte leggi della Vecchia Alleanza. 

Ogni uomo ha quindi il diritto di poter disporre di una Bibbia e il dovere di leggerla interpretandola liberamente secondo le sue esigenze. Tuttavia, Luther, riconosce la necessità dei pastori, ossia gli addetti all'organizzazione dei riti liturgici. Nascono così i pastori protestanti. 
Nega infine la concezione del libero arbitrio, poiché la salvezza o la dannazione eterna sono per egli già scelte da Dio fin dalla nascita.  

Nel 1517 il papa Leone X (1475-1521) organizza in Germania un'eccezionale vendita d'indulgenze, il cui scopo è quello di destinare il ricavato al mantenimento della corte romana e per la costruzione della basilica di San Pietro. Lutero è chiaramente scosso dal fatto che la Chiesa romana contempli l'idea di cancellare il peccato non con la fede ma col pagamento in denaro. Si mette così al lavoro: invia una lettera ai vescovi tedeschi e affissa alle porte della cattedrale di Wittemberg il documento composto dalle sue famose 95 tesi, nelle quali attraverso le sue idee teologiche esprime il suo dissenso verso la realtà cattolica. 



- le 95 tesi di Lutero, scritte in latino. 

Con questo gesto, trova in tutta la Germania numerosi sostenitori. In contrapposizione, viene accusato dalla Chiesa di eresia e viene scomunicato. Scomunica che viene dallo stesso bruciata pubblicamente alla Dieta di Worms del 1521, quando convocato dell'imperatore Carlo V (1500-1558), si rifiuta di ritrattare le sue idee. 
L'imperatore asburgico lo mette dunque immediatamente al bando e il teologo rivoluzionario, con l'aiuto del principe compaesano Federico III di Sassonia (1463-1525), si rifugia in un castello della Turingia, dove incomincia a tradurre la Bibbia in tedesco al fine di renderla accessibile e interpretabile agli occhi di ogni fedele. 

Al nuovo movimento nato, che prende il nome di luteranesimo, si avvicinano molti prìncipi germanici, intenti a impadronirsi degli immensi beni ecclesiastici; una parte del clero che era a favore di una radicale riforma e tutti coloro che non erano di parte, quindi, che non avevano simpatie né per l'imperatore tanto meno per il papato. 
Dopo la Dieta Worms, la Germania si divide sostanzialmente in due fazioni geografiche dal distinto pensiero politico e religioso:

- i prìncipi del Nord che voltando le spalle all'imperatore, si schierano con Lutero, abbandonando il cattolicesimo e si appropriano dei beni ecclesiastici concessi loro in uso feudale. Sul quest'onda, li seguono anche i ceti più bassi, i quali vedono la Riforma luterana come un'occasione di ribellione per rivendicare maggiori diritti; 
- i prìncipi del Sud rimangono invece fedeli alla Chiesa cattolica, ma lo Stato Pontificio deve rinunciare alle decime delle imposte che da essi riscuoteva.




- Lutero alla Dieta di Worms, in un dipinto Ottocentesco del pittore tedesco Anton von Werner (1843-1915).

Nei decenni seguenti la Chiesa si trova dinnanzi a un bivio: trovare un accordo coi protestanti accogliendone parzialmente le richieste, oppure combatterli duramente come degli eretici? La soluzione viene trovata, ed è una bislacca via di mezzo, ovvero: i protestanti si combattono, però la Chiesa deve essere riformata. Nascono così i primi gruppi che danno origine ai primi ordini religiosi. 

Nel 1540, sei anni prima della morte di Luther, papa Paolo III (1468-1549) approva la regola istituzionale della Compagnia di Gesù, i cui membri sono conosciuti quali gesuiti; fondata dal nobile Ignazio di Loyola (1491-1556).
Tale ordinamento è basato sullo studio e sulla cultura ma ha anche una struttura militare, con l'obbligo di obbedienza assoluta nei confronti del proprio superiore, all'interno dell'organizzazione, e del papa in generale. 

Cinque anni più tardi, nonché un anno prima della morte di Lutero, quindi nel 1545, il papa, che è sempre Paolo III, indica l'inizio del lungo Concilio di Trento che, a seguito di alcune interruzioni, si prostra fino al 1563. Quando ormai sia il papa che Lutero non ci sono più.
Il capoluogo trentino viene scelto poiché rappresenta quanto di più opposto ci possa essere al pensiero protestante; infatti, esso è cattolico e sotto l'impero di Carlo V. 
A Trento non viene trattata solo la lotta per debellare il luteranesimo, ma anche una Riforma, o secondo alcuni storici e genti dell'epoca una Controriforma, per riportare la Chiesa romana cattolica sui giusti binari spirituali primordiali.
Terminato, il Concilio sancisce e ribadisce i seguenti sei dogmi: 

- per la corretta interpretazione delle Sacre Scritture il ruolo intermediatore della Chiesa è essenziale; 
- per raggiungere la salvezza deve essere sì considerata la fede, ma essa deve essere appoggiata dai riti e dai comportamenti indicati dalla Chiesa ai propri fedeli;
- tutti e sette i sacramenti (battesimo, comunione, cresima, confessione, ordine sacro, matrimonio ed estrema unzione)
- l'obbligo del celibato vescovile; 
- la credenza nel Purgatorio, il culto dei santi e quello della Madonna; 
- l'obbligo dei vescovi e dei parroci di risiedere sempre nella propria residenza d'appartenenza.



- "vittoria della Chiesa al Concilio di Trento" in un dipinto della seconda metà del Cinquecento del pittore italiano Pasquale Cati (1550-1620). 

Si delineano così le caratteristiche di una Chiesa più moderna e rinnovata che prevede inoltre la necessità di istituire studi specifici per aderire al sacerdozio: i seminari.
Sul rovescio della medaglia, s'intensifica la lotta all'eresia attraverso il famigerato tribunale dell'Inquisizione, il quale prende ora il nome di Sant'Uffizio.
Viene infine fondata la Congregazione dell'Indice dei Libri la quale lettura è proibita e ogni nuovo volume deve passare al vaglio del clero prima di poter essere eventualmente pubblicato.  

sabato 25 aprile 2015

Cultura: il cumino, spezia dimagrante

             

La coltivazione del cumino e i suoi semi ha origini molto antiche; pianta erbacea, nasce nelle aride e steppose regioni costiere della Siria del II millennio a.C. e in breve tempo si sviluppa in tutta la Mezzaluna Fertile, l'Europa e l'Asia. Vi sono infatti testimonianze nei testi Accadi (per loro era il kamùnu, dal sumero ga-mun) e i semi sono stati rinvenuti nelle sepolture dei faraoni del Nuovo Regno, ove vi è scritto che gli Egizi li usavano per prevenire il mal di pancia e curare la dissenteria; in India (chiamati jeera) venivano fumati come droga; e al tempo del Medioevo venivano utilizzati come merce di scambio nei baratti.

Ricca di ferro e ottima per il rafforzamento del sistema immunitario, la spezia che si ricava dalla pressatura dei semi, è oltremodo efficacie, se accompagnata da un opportuno equilibrio alimentare, in chiave dietetica e dimagrante. E collateralmente può prevenire la formazione di eventuali neoplasie al fegato.

Al giorno d'oggi il cumino è usato abitualmente in molte cucine del mondo, specialmente in quelle ai margini dei Tropici. Lo troviamo difatti nella gastronomia messicana, cubana, brasiliana, nordafricana e indiana, per esempio. Tant'è che è anche uno dei molti ingredienti speziali presenti nel curry.
Ma pure alle latitudini europee lo si può trovare: è per l'appunto utilizzato in alcuni formaggi francesi e olandesi, sia nell'amalgama dell'impasto, sia come semplice guarnizione aromatica.


                        

Geografia, l'Asia: Ep.2 - Arabia Saudita

                                                                                               Arabia Saudita – Bandiera         

- Il verde è il simbolo dell'islam; la spada rappresenta la rettitudine dello stesso. Il lemma in arabo recita: "Non vi è altro dio al di fuori di Allah, e Muhammad è il suo profeta".


L'Arabia Saudita, culla dell'islam, è una nazione costituita delle tribù nomadi dell'Arabia centrale. Il petrolio ha valorizzato il suo inospitale territorio e ha concesso al paese una posizione privilegiata nel contesto economico mondiale.


Dati basilari

Nome ufficiale: Regno dell'Arabia Saudita
Nome ufficiale nella lingua originale (arabo): Al Arabiyah al Su' udiyah
Superficie: 2 149 690 km² (i confini con gli Emirati Arabi e l'Oman non sono certi)
Popolazione: 30 770 375 (2014)
Capitale: Riyad, 6 800 000 (2010)

Lingue: arabo
Moneta: Riyal saudi

Geografia e confini:



Confinante a nord con Giordania, Iraq e Kuwait; a est con golfo Persico, Qatar ed Emirati Arabi Uniti; a sud con Oman e Yemen e a ovest col mar Rosso. Occupa tre quarti abbondanti dell'intera Penisola Arabica.
Percorso dal Tropico del Cancro, il suo territorio è dominato da due deserti sabbiosi: quello del Nafud, a nord, e il più vasto Rub' al-Khali a sud, secondo al mondo per dimensioni. Sulla sottile pianura che si sviluppa lungo la costa del mar Rosso si districa la scoscesa estremità occidentale - formata dalle regioni dell'Hegiaz e del Tihama - del grande altipiano centrale del Neged, che scende verso la costa orientale separando come uno spartiacque i due deserti.
I monti Tawayq e Shammar, sono i principali elementi geologici, e alle loro falde si sviluppa l'unica regione fertile del paese.
Nei pressi del golfo Persico si trovano le terre basse di Al-Hasa (l'oasi più grande al mondo); nelle quali abbondano le zone paludose e i sali si accumulano dando origine a grandi depositi. Nel sottosuolo vi sono giacimenti di petrolio, dai quali si estraggono grandi quantità di greggio, trasportato nei vari depositi attraverso una funzionale rete di oleodotti.



- Una riserva abitata tra le dune del deserto del Rub' al-Khali.




- Una spiaggia del Tihama meridionale, al confine con lo Yemen.




- Sulla destra dell'immagine si estende la grande oasi di Al-Hasa; zona nella quale si raccolgono le più consistenti comunità islamiche di minoranza sciita.




- Un oleodotto nel deserto. 

Clima

L'Arabia Saudita, è povera di fiumi; sebbene esistano correnti acquifere e falde sotterranee, che vengono sfruttate per mezzo dei pozzi o affiorano naturalmente in superficie dando origine alle oasi, nelle quali cresce la caratteristica e tipica palma da dattero.
Per via della latitudine il clima è desertico, con forti sbalzi termici e carenza di pioggia. La vegetazione è prevalentemente ridotta a piante e arbusti, mentre nei deserti è logicamente inesistente. Eccezion fatta per il Rub' al Khali, nel quale come abbiamo visto nel preambolo di presentazione sul continente asiatico, presenta delle colture artificiali.




- Coltivazioni circolari nel deserto.


Società

L'Arabia Saudita è uno stato autoritario che impone la legge coranica attraverso la monarchia assoluta, proibendo partiti politici, il consumo di alcol e organizzazioni sociali di qualsiasi tipo. Nonostante la drastica presa di posizione, però, ciò non ha impedito al Paese di avere buoni rapporti istituzionali con l'occidente al quale da quasi un secolo vende il proprio petrolio. Su tutte le nazioni spiccano gli Stati Uniti d'America, storici alleati. 

L'immensa maggioranza dei sauditi è araba e islamica sunnita wahhabita, ossia ortodossa radicale. Il resto è composto da gruppi minoritari che imprimono le loro radici in etnie iraniane, indiane (specialmente nella zona nordorientale) e africane (queste concentrate tutte lungo la costa del mar Rosso). Tra gli arabi, vi sono anche i beduini, pastori nomadi che vivono nei deserti praticando la transumanza con le capre e i cammelli.
La densità della popolazione, da come si può osservare dal rapporto dei "dati basilari", è assai bassa. Le smisurate aree desertiche sono praticamente disabitate, per cui le più grandi concentrazioni urbane si trovano nell'estremità del paese, in prossimità degli sbocchi sul mare.

Negli ultimi decenni l'industria del petrolio ha attirato in Arabia Saudita numerosi migranti: queste migrazioni a fine lavorativo hanno permesso un notevole sviluppo urbano e demografico, sia in quantità che in qualità. Basti pensare, per esempio, che agli inizi degli anni '2000 la capitale Riyad raggiungeva i 3 000 000 di individui. Oggi, a distanza di nemmeno un quarto di secolo ammonta a quasi 7 000 000. Più del doppio quindi.

Ma non solo Riyad; infatti, anche altre città si sono ampliate, come Jedda (da 1 500 000 nel 2000, ai 4 000 000 nel 2010), La Mecca (da 500 000 a 1 800 000) e Medina, tutte e tre sulla costa occidentale, e, le ultime due sono per la religione islamica le città più importanti. La Mecca è infatti il fulcro nodale attorno al quale ruota l'islam, nonché centro di pellegrinaggio di tutti i fedeli; mentre Medina è stata la seconda città di Maometto.  


Storia

Fino a partire dal XII secolo a.C., l'addomesticamento del cammello facilitò l'attraversamento del deserto a fini commerciali, contribuendo alla prosperità delle dell'Arabia meridionale; soprattutto nel regno di Saba, in quella che abbiamo visto essere la città di Ubar. Ecco l'articolo per chi volesse approfondire (http://anostraimmagine.blogspot.it/2015/03/storia-dei-popoli-ubar-e-la-via.html).

Diciotto secoli dopo, con l'Egira, ovvero l'emigrazione del profeta Muhammad dalla Mecca a Medina nel 622, ha inizio l'islamismo. Il ritorno di Maometto alla Mecca, avvenuto otto anni più tardi (630), servì a unire tutte le tribù della penisola sotto l'unica e neonata religione.

Alla morte di Maometto (8 giugno 632), il califfo Omar, succeduto al primo califfo Abū Bakr, guidò l'espansione araba verso la Siria, la Palestina, l'Egitto e la Persia.
Tale impero raggiunse il culmine del suo splendore nel VIII secolo; quando arrivò a comprendere i territori che vanno del Nordafrica e dalla Penisola Iberica, ad occidente; fino alla valle dell'Indo, a oriente.
Il periodo aureo economico e culturale del mondo arabo proseguì fino al XIII secolo, quando porse fine a questi l'invasione dei Mongoli.

I Turchi ottomani hanno poi quindi dominato l'Arabia tra il XVI ed il XX secolo: agli inizi del secolo scorso, infatti, lo sceicco Abd al-Aziz (1876 o 1880-1953) si autoproclamò re dell'Hegiaz e del Neged e nel 1932 istituì, posto sulle basi coraniche, il regno dell'Arabia Saudita. Già a partire dall'anno seguente, il Paese divenne uno dei più ricchi al mondo grazie alla scoperta di grandi giacimenti petroliferi sulle coste del golfo Persico.
Lo sceicco morì nel (1953), e suo figlio ibn' Abd al-Aziz (1928-2011) ne ereditò il trono; ma il fratello maggiore Faysal (1906-1975) lo spodestò nel 1964 con l'ausilio dell'esercito statunitense.
Ambiguo difensore dell'islam, Faysal, regnò fino al suo assassinio. Gli successe un altro fratello, Khalìd Abd al-Aziz (1913-1982), che a sua volta fu rimpiazzato da Fahd inb Abd al-Aziz (1921-2005), sostituito nel 2000 per problemi di salute dal principe Abd Allah (1924-2015) e infine da Salman bin (1935), attuale re d'Arabia Saudita dal gennaio 2015. 

Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz.

- Salmān bin re dell'Arabia Saudita. 


Economia

L'Arabia Saudita è il primo produttore di petrolio al mondo, ed è rilevante anche nella vendita del gas naturale, di cui è decima produttrice al mondo. Dispone oltremodo di vasti giacimenti di ferro. Nell'insieme il settore industriale e dell'edilizia apporta il 48% del prodotto interno lordo. Con l'agricoltura come rovescio della medaglia, infatti, nonostante sia l'ottavo produttore mondiale di datteri e cereali, essa, rappresenta solamente il 7% del PIL. 
Un altro ed ultimo aspetto che cagiona valevoli entrate è quello del pellegrinaggio alla Mecca. 




- L'Al-Masjid al-Ḥarām de La Mecca, ovvero "la sacra moschea". Al centro del reticolo che accoglie i fedeli muslim si trova la Ka' ba, "il cubo" in pietra nera che secondo la tradizione coranica fu estratta da una montagna da Abramo con l'aiuto del primo figlio Ismaele; dal quale discende, sempre secondo il credo, l'intera stirpe araba. Ed è per questo motivo il luogo in assoluto più sacro dell'islam. 


Curiosità



- Osama bin Laden (1957-2011), terrorista milionario, leader e fondatore dell'apparato fondamentalista Al-Qa' ida, era saudita. 




- La mutabbaq è uno dei piatti sauditi più tipici e consumati. E' una sfoglia fritta ripiena di carne tritata e verdure, accompagnata da creme, datteri o banane. 





- L'ufficiale gallese Thomas Edward Lawrence (1888-1933), conosciuto come Lawrence d'Arabia, guidò la rivoluzione araba contro i Turchi ottomani. 


Riepilogo cronologico dei fondamentali avvenimenti storici:

- 622 Maometto si rifugia a Medina.
- VIII secolo Massima espansione araba.
- XIII secolo Invasione mongola.
- 1932 Lo sceicco Ibn Saud si autoproclama re della nascente Arabia Saudita.
- 1933 Scoperte petrolifere nella zona costiera del golfo Persico. 
- 1948 1a guerra arabo - israeliana nella quale l'Arabia Saudita è logicamente nella Lega araba. 
- 1962 Abolizione della schiavitù.
- 1990 Appoggio agli Stati Uniti nella Guerra del Golfo
- 2000 Inizio dei conflitti con lo Yemen e fine delle ostilità con l'Iran. 

Grazie per l'interesse!
Prossima nazione: Armenia. 

giovedì 23 aprile 2015

23 aprile, accadeva oggi...

1014: Gli Irlandesi sconfiggono gli invasori vichinghi in quella che passa alla storia come la battaglia di Clontarf. Scontro nel quale muore però re Brian Bòrumha (941-1014).
1407: Nasce a Genova il Banco di San Giorgio
1661: Re Carlo II d'Inghilterra, Irlanda e Scozia viene incoronato a Londra nell'Abbazia di Westminster.
1915: Sotto la condotta dell'Impero Ottomano vengono compiute le prime deportazioni ai danni degli armeni in quello che diverrà il cosiddetto genocidio armeno
1918: Il Guatemala dichiara pubblicamente guerra alla Germania. 
1933: Viene istituita sotto la supervisione di Rudolf Diels (1900-1957) la Gestapo
1946: Viene depositato dalla Piaggio il primo brevetto della Vespa.
1967: Viene lanciata la sonda sovietica Sojuz 1. Al ritorno, l'unico cosmonauta della missione, il colonnello Vladimir Komarov, muore schiantato al suolo.
1985: Inizia a Buon Aires il processo sulla fine dei desaparecidos, i militari ammutinanti delle artiglierie del Sud America.
1993: L'Eritrea si emancipa dell'Etiopia e diviene stato indipendente.
2005: Nasce la piattaforma virtuale YouTube. Il primo ente registrato pubblica il primo video del canale: "Mee at the zoo".





martedì 21 aprile 2015

Storia dei popoli: gli Urriti

                         

Gli Urriti, Hurriti oppure Orrei furono un popolo tribale insediatosi e prosperato nella Mesopotamia del nord (negli attuali territori di Turchia sudorientale, Siria e Iraq settentrionale) durante l'Età del Bronzo, precisamente dalla metà del III millennio alla fine della prima parte del II millennio a.C.; fino a quando Babilonia cadde sotto il saccheggio degli Ittiti, provenienti da nord, e dei Cossei, provenienti da sud; e quello degli Orrei divenne così un unico popolo sottomesso dall'invasore, in quello che fu il cosiddetto regno dei Mitanni.

Le prime fonti di cui disponiamo riguardo agli Urriti, provengono da un popolo limitrofo e alleato: gli Accadi. Ed è nell'antica città stato di Urkish (oggi Tell Mozan, nel nord-est della Siria) che si possono trovare le più antiche forme di scrittura cuneiforme urrita conosciute.

Quella hurrita era una cultura basata prevalentemente sull'artigianato e sulla mano d'opera. Infatti, benché siano rimaste poche testimonianze dirette dei lavori svolti, i popoli confinanti ad essi nella mappa e nel tempo come i Sumeri; specialmente nelle città di Nuzi, inglobata poi dagli stessi urriti, e la cananea Ugarit, ne parlano in diversi testi palesando i buoni rapporti commerciali.
Proprio da Nuzi per esempio proveniva un tipo ricercato di ceramica, mentre più a nord, tra Urkish e l'Anatolia abitata dagli Hatti si concentravano le carovane dei metalli, in modo particolare del rame; che giungevano nella parte meridionale della Mesopotamia e anche nel Basso Egitto. A questo proposito i Sumeri chiamavano gli Orrei "popolo del rame" oppure semplicemente "rame".
Questi commerci erano inoltre possibili anche poiché il popolo hurrita era specializzato nell'allevamento dei cavalli: in principio utilizzati come carne da consumo e in seguito anche come mezzi e soprattutto merce di scambio. Ma non solo: infatti essi erano sì mercanti, ma disponevano allorché di una notevole cultura, tant'è che, sempre nei pressi di Ugarit sono stati rinvenuti i più antichi testi e spartiti musicali conosciuti, risalenti al 1500 a.C. circa.

La religione urrita era un sincretismo fra i credi delle prime tribù di questo popolo, provenienti dalla tradizione sumera, e la liturgia Ittita. Essa, era un politeismo basato su due figure cardine: Teshub, il dio del cielo e del fragore (adottato dal dio ittita Tarhum), nato secondo il mito quando il padre Kumarbi mangiò i genitali del padre, dunque nonno di Teshub, Anu (in sumero An), anch'esso signore del cielo e capo dell'assemblea degli dèi; ed Hebet, la dea madre. Dal rapporto tra i due nacque Sharruma, re della terra, degli uomini e delle montagne. I luoghi di culto non erano molto frequenti, e quello più importante era certamente Kummanni (nel sud dell'Anatolia) ove era edificato un tempio a Teshub; a tal proposito lo stesso nome della città deriva dall'urrita "kummeni", ossia "il tempio".

Altre divinità di rilievo erano Shimegi (dall'accadico Shamash), il dio del sole; e la contrapposta Kushuh, dea della notte e della luna. Vi erano quindi Nergal, il dio dell'Oltretomba; ed Ea (di origine accadica e proveniente dal sumero En-Ki), dio dell'acqua, del mare e della conoscenza.

Per quanto possa sembrare lontana, tale religione andò a influenzarne molte, tra le quali quella cananea, e, di conseguenza anche quella israelita; dalla quale derivano le tre odierne grandi religioni abramitiche.

martedì 14 aprile 2015

Storia e Cultura: le 7 meraviglie del mondo


Il Faro di Alessandria, il Tempio di Artemide ad Efeso, la Piramide di Cheope, i giardini pensili di Babilonia, il Colosso di Rodi, il Mausoleo di Alicarnasso e la statua di Zeus a Olimpia sono tutte opere, eccetto una, andate perdute; celate dietro ai sogni e ai racconti dei miti e delle leggende dell'uomo. Cercheremo quindi assieme di riportare alla luce queste mitiche strutture di oltre venti secoli fa, provando a vedere come veramente si presentavano.

La prima lista stilata sulle Meraviglie risale al II secolo a.C. ad opera della mano e della mente di Antìpatro di Sidone (170 a.C-100 a.C.).
L'elenco odierno, celebre nella cultura popolare, risale invece con ottima probabilità a non più di 500 anni fa. Il canone che oggi noi tutti conosciamo, difatti, deriva dalle influenze ricevute dagli artisti e dagli intellettuali che tra il Rinascimento e l'Illuminismo rappresentarono questi luoghi a seconda delle loro esigenze e seconda di come a essi apparivano nella loro immaginazione le 7 Meraviglie.

I primi a censire questo elenco settenario furono come accennato i Greci che nell'enumerazione, usarono la parola "vedere" o "visto" per indicare le sette meraviglie; intendendo il verbo come un'esortazione per una costruzione che valeva assolutamente la pena di vedere almeno una volta nella vita. Solo col passare dei secoli, la parola fu cambiata in "Tàuma", ovvero "Meraviglia", in senso di "stupore", inteso anche come terrificante oppure angosciante. Dunque non è essenzialmente un aggettivo per descrivere un impatto positivo.

Perché poi queste "Tàuma", quindi Meraviglie, erano proprio 7? Il sette è fin dei tempi antichi un numero simbolico assai significativo: innanzitutto è indivisibile, quindi, è esotericamente il numero della completezza dell'uomo e della massima espressione del suo sé. (7) sono per le culture orientali i chakra, ovvero le ruote o punti nodali del corpo ove circola il shakti, l'energia divina. Tale rappresentazione celebre nell' hindùismo, nel tantrismo, nello sciamanismo e nel buddhismo, la troviamo in molte culture del mondo attraverso oggetti o narrazioni simboliche (che tratteremo nel dettaglio in apposite rubriche o agganci, ndr): nel cristianesimo, ad esempio, (7) sono i vizi capitali, (7) sono i doni dello Spirito Santo, (7) sono gli Arcangeli maggiormente importanti, (7) sono i sigilli del Libro della Rivelazione di Giovanni. Nel giudaismo e nella cabala ebraica, (7) sono i bracci della Menorah; il candelabro intinto dall'olio sacro,  che rappresenta sempre l'energia divina toccante i chakra (che come andremo a vedere è molto più concreta di quanto non possa sembrare); sono allorché (7) le mitiche divinità della qabbalàh. Nell'islam sono (7) gli attributi fondamentali di Allah. (7) sono ancora le Pleiadi, figlie del titano Atlante e del dio Pleiòne; (7) sono le vacche, o i giovenchi sacri, di Hèlios. (7) sono i giorni della settimana che consentono un ordine psichico e cognitivo all'individuo, e potrei continuare per molte righe ancora. Riassumendo, ad ogni modo: il 7 è un numero positivo, di pienezza, splendore, consapevolezza e soprattutto di ambizione. Tutti aggettivi che calzano a pennello con le opere artistiche e architettoniche che adesso ci accingiamo a trattare. Iniziamo allora:


- Il Faro di Alessandria                      

               

- Alto quasi 100 m, sorgeva nella più frequentata, ricca e fiorente città commerciale marittima nel Mediterraneo dell'epoca: Alessandria d'Egitto. Venne realizzato sull'ex isola di Phàros (in greco antico φάρος, che diede il nome "faro" a tutte le strutture successive), adiacente al porto, per guidarvi i marinai e per comunicare loro che avevano raggiunto la meta.
Lo storico Greco Strabone (60 a.C-21/24 d.C) lo descrive così: "S'una roccia sorge una torre in marmo bianco mirabilmente eretta che si sviluppa su diversi livelli."

L'architrave che lo sorreggeva era alta almeno 12 m, profonda tra i 3/4 e larga 5/6. Essa era a sua volta posta sopra una porta monumentale in materiale resistente la quale dava l'accesso alla parte interna della struttura.
Un aiuto concreto per intuire i dettagli del Faro è arrivato da una costruzione identica: a circa 70km dal centro urbano di Alessandria, si trova infatti un faro alessandrino di epoche più recenti in scala ridotta, fatto costruire da un ricco mercante.

Con la base quadrata, una sezione intermedia ottagonale sottoposta ad una cilindrica, fu edificato agli inizi del III secolo a.C sotto il volere di re Tolomeo I e concluso durante il regno del figlio successore Tolomeo II. Nel corso dei secoli fu riadattato e migliorato, rimanendo in funzione per 600 anni. Finché nel XIV non fu distrutto da un terremoto.
Sebbene quando si pensa a un faro ci si immagina una torre che emana una luce, quello di Alessandria è probabile che non l'avesse, poiché per alimentare un tale braciere sarebbe servita una grande quantità di legnane, che né Alessandria e tanto meno una secca terra come l'Egitto erano in grado di fornire per il suo corretto funzionamento. Benché è quindi probabile che non emettesse luce, esso, era stato edificato e rivestito appositamente di calcare bianco affinché riflettesse la luce solare come uno specchio.


- Il Tempio di Artemide



- Ad 800 km di distanza da Alessandria, in una zona marittima sull'opposta sponda mediterranea dell'Anatolia, precisamente in Lidia, ad Efeso, sorgeva un'altra costruzione maestosa che attirava decine di migliaia di visitatori e fedeli: il Tempio di Artemide, la dea della caccia, della Luna, della fecondità, del parto e della castità. Venerata dai Romani col nome di Diana.

Prima della costruzione del Tempio si trovava già un altare dove nel corso dell'anno i fedeli vi si recavano per pregare alla dea. Col crescere del culto di Artemide, prosperò parallelamente anche la città, la quale diventando una meta costante per i pellegrini dovette disporre di una struttura più grande e imponente, divenendo così il luogo di culto più visitato del mondo antico.

Consisteva in una piattaforma rialzata di marmo lunga 40m e larga 20. Al di sopra di questa, s'innalzavano delle colonne di 18/20m a forma di flauto e del medesimo materiale, le quali sorreggevano il tetto che ornato da bassorilievi dava al complesso il classico e inconfondibile stampo a connotato periptero, al quale interno, si trovava illuminata al dì dai raggi del sole la statua di Artemide. Si calcola che per realizzare il tutto ci vollero oltre 51 tonnellate di marmo!

Il territorio di Efeso è una zona ad alta intensità sismica, per questo motivo i costruttori del tempio dovettero affinare il proprio ingegno per far sì che questo bianco pachiderma potesse resistere alle spinte delle scosse.
In principio fu dunque realizzata una piattaforma di carbone stratificata da sterco di pecora per dare stabilità al terreno, creando così una fondamenta sotto le fondamenta che distribuiva il peso della struttura.

La data della sua costruzione non è per nulla certa, difatti si può solo intuire che venne edificato in un periodo compreso fra l'VIII e il VI secolo a.C., all'epoca dunque del primo impero Persiano.
La sua prima fine invece risale al 356 a.C., quando un egocentrico pastore lo distrusse appiccando un incendio. La leggenda e il mito vogliono che fu proprio Artemide a non opporre resistenza, in quanto essa, sotto le vesti di protettrice del parto, era impegnata ad assistere la nascita di Alessandro Magno, avvenuta nella stessa notte del fattaccio.
Altre fonti riportano invece la data al 323 a.C.
Venne quindi ricostruito eppoi distrutto nuovamente dai Goti nel III secolo d.C.
Edificato una terza volta, e ormai lontano parente della struttura primitiva, venne chiuso nel 391, quando l'editto scaturito dai decreti dell'imperatore Teodosio vietò il culto dei riti opposti al dogma imperiale, quindi pagani.
All'inizio del secolo successivo fu definitivamente demolito dai cristiani, i quali, con il suo marmo edificarono alcune chiese ormai scomparse.
Ciò che rimane al giorno d'oggi del magnifico Tempio di Artemide, oltre chiaramente alle esigue rovine dello stesso, sono le mura di una moschea nelle vicinanze, risalente al XIV secolo.


- La Piramide di Cheope

Vista della Piramide di Cheope.

- La grande Piramide di Cheope si trova in Egitto, alle porte del Cairo, e occupa un'arida e desertica pianura rocciosa nota come la spianata di Giza.
Posta al fianco di altre due piramidi di più piccole dimensioni: quella media di Chefren, e quella più piccola di Micerino, fu per gli attuali egittologi costruita per il faraone Khefu (in Greco Cheope) affinché egli potesse godere di un sereno e prospero passaggio nel Duat, il mondo Egizio ultraterreno dell'aldilà. L'opera fu tanto abnorme al punto da risultare, fino al 1889, anno dell'ultimazione della Torre Eiffel per l'esposizione universale, con i suoi 140m la struttura artificiale più alta al mondo. L'Everest dell'uomo, insomma.

La sua costruzione richiese oltre 20 anni di tempo e 2,5 milioni di blocchi di pietra, ognuno del peso di cerca 2500 chilogrammi.
Se ci vollero all'incirca venti anni, significa quindi che ognuno di questi blocchi venne posizionato in 2 minuti. E il quesito sorge sempre spontaneo: come fecero gli Egizi della metà del III millennio a.C. a fare ciò?

Il processo iniziale fu quello di disegnare in scala ridotta la pianta della struttura per poi apportarla nel dettaglio nella realtà. La grande Piramide, come del resto anche quella di Chefren, ha i quattro angoli dei lati allineati con i quattro punti cardinali. Cosa fecero dunque gli ingegneri? Come prima cosa dovettero trovare il nord, e per farlo usarono due strumenti in uso all'epoca: il bei e il merkhèt. Essi servivano per segnare i punti nei quali una stella sorgeva all'aurora della sera e tramontava a quella del mattino rispetto alla Stella Polare, che all'epoca per via della precessione degli equinozi non era Polaris ma la più flebile Thuban, stella Alfa dell'adiacente costellazione del Draco. Quindi si tracciava con questi un angolo: il punto di intersezione indicava, e geometricamente indica tutt'ora, il nord.

             

A questo punto bisognava ricavare con estrema precisione gli altri punti cardinali di modo che si potesse delineare il perimetro. Il primo era il sud, e, non potendo gli Egizi andare nell'emisfero sud per misurarlo con lo stesso metodo, gli scribi tracciarono una retta dal punto che segnava il nord.
Per renderla dritta si avallarono di una semplice squadra con la quale si tracciò la prima retta A-B; da nord a sud. Quindi con una seconda squadra, tenendo ferma la prima, si tracciò l'asse da est a ovest che nel punto d'incontro, se il lavoro fosse stato ben eseguito, delimitava quattro angoli retti. Ricavati, i quattro punti vennero uniti in un quadrato, e il processo venne ripetuto fintantoché il disegno non risultò astronomicamente perfetto.

Questo come però scritto, fu il processo iniziale, quello di progettazione. Una volta composta la planimetria, infatti, iniziò il lavoro più arduo e ambizioso: la messa in pratica dell'opera.

D'ora in avanti quindi; scribi, intellettuali, sapienti, matematici e astronomi si fecero da parte, lasciando l'incombenza agli schiavi e agli organizzatori dell'impresa.
Come prima cosa si dovettero estrarre grezze quantità di roccia arenaria e lavorarla per ricavare da essa blocchi estremamente lisci e combacianti fra loro. Per fare questo, si presero tre bacchette. Le due più esterne venivano unite con una cordicella, e la terza, rimasta sciolta, veniva fatta passare tra i due stecchi finché la distanza fra il lato interessato della pietra lavorata e il cordino non risultava equo: dunque il blocco era liscio e piano, e, dopo averlo reso della medesima misura degli altri praticando un foro nella parte centrale con uno scalpello che serviva per aprirlo in due parti grazie all'utilizzo di una piccozza, esso era pronto per essere trasportato e posizionato con l'aiuto di altri utensili, come ad esempio quella che potrebbe essere una rudimentale livella.

Man mano che il lavoro si susseguiva e proseguiva, la piramide aumentava in altezza. Cosicché, furono necessarie delle rampe. Queste però non avrebbero potuto avere una pendenza superiore ai 7° o agli 8°, in quanto la pesante slitta contenente i blocchi e trasportata dagli schiavi, sarebbe altrimenti scivolata all'indietro sotto la forza del suo stesso peso. Si optò dunque per la costruzione di una rampa tradizionale fino a una certa altezza, dunque, questa, venne fatta snodare attorno alla piramide come una scala a chiocciola. Al modo ché questa sfruttasse la lunghezza in maniera non ingombrante.
Un'ultima cosa a riguardo, secondo me interessante da notare, più che altro per curiosità: è che la rampa finale non fu come si può pensare costituita in legno, bensì venne ricavata dagli scarti di roccia arenaria della cava.

                     


Questa è invece una mappatura stilizzata (immagine presa da Wikipedia) raffigurante la zona dei cunicoli interni: col numero (1) si intende quello che era l'accesso primitivo alla piramide, il (2) invece è quello più recente. (3) è il passaggio discendente che porta al (6), ovvero il cunicolo di discendente, il quale alla fine si ramifica in due parti: una (12) è il cunicolo verticale che discende fino a congiungersi al cunicolo discendente (4), che parte dall'incrocio fra l'entrata più antica (1) e quella più recente (2) e porta nel punto più basso della struttura; la camera inferiore (5). L'altra, invece; se percorsa orizzontalmente porta alla camera della regina (7), se percorsa altresì obliquamente, conduce alla sala delle saracinesche (11), ultimo traguardo prima dell'accesso alla camera del re (10).

All'interno della camera del re, non vi è nulla, se non un sarcofago ricavato da un unico blocco in granito, che, fin dalla prima scoperta ha rappresentato un vero proprio enigma. L'accesso alla camera, infatti, è più piccolo sia della sua altezza che della sua larghezza. Ma allora, come ci sarà finito lì dentro? Come fecero i costruttori a portarlo all'interno della camera mortuaria?
La risposta l'abbiamo già data; difatti, esso fu portato quasi sicuramente come blocco di granito prima dell'ultimazione della camera. Quindi, quando questa fu compiuta, s'incominciò a modellare la pietra, finché non si ricavò un parallelepipedo rettangolare. Successivamente, con un trapano tubolare manuale in rame venne scavato in una sua faccia, fino a quando non si tolse una parte della pietra ormai polvere. E fu così che si realizzò il sarcofago per il re.

                             


Per concludere, bisogna sapere che le piramidi del complesso di Giza risultavano un tempo ancora più maestose di quanto non lo siano ora con la loro empirica presenza. Esse infatti erano rivestite di puro calcare levigato, utilizzato in seguito per edificare alcune costruzioni nell'area urbana del Cairo, sul quale il sole risplendeva come per il Faro di Alessandria. A completare la vista opulenta, sulla sua cima si ergeva una cuspide dorata di sette tonnellate, la quale diedi il nome alla struttura: essa era infatti chiamata in greco pyramidion. 


- I giardini pensili di Babilonia



- Fra tutte e sette le meraviglie del mondo, i giardini pensili di Babilonia sono certamente quelli meno conosciuti, in quanto non vi è rimasto nulla di concretamente storico a loro riguardo, tant'è che secondo molti non sono mai esistiti.
A noi piace però pensare che nell'odierna provincia irachena di Babil, a 70km dalla capitale Baghdad, dove un tempo sorgeva la pittoresca e lussureggiante Babilonia, detta per questo "la bella", si trovasse una struttura tanto amena esteticamente da indurre gli antichi popoli iranici a trasformarla in un "pairidaèza", ovvero in un giardino, che dal sanscrito hindù "para desha", stava a indicare i mondi superiori nei quali risiedevano i Devà Aditya, gli esseri splendenti. E che successivamente lo storico ateniese Senofonte prese in prestito nel suo aggettivo, "giardino", per poi diventare nella cultura occidentale quello che era il Gan biblico, quindi sempre "giardino", posto in Eden (Gan Eden); ed elevarlo allo status di trascendente ed armonioso Paradiso o paradiso terrestre.
Si può dunque ben capire come i giardini pensili fossero una realtà sorprendente che andava a sfidare per mezzo dell'ingegneria le leggi della natura.

Secondo la tradizione vennero fatti costruire da re Nabucodonosor II, il quale iniziò a regnare attorno al 610 a.C. e di lui, della sua vita e di quel determinato periodo storico babilonese si sa molto poiché fu lo stesso sovrano a ordinare di annotare tutto ciò che costruiva e faceva in iscrizioni cuneiformi su tavolette o mattoni, sulle quali troviamo diversi descrizioni delle opere di ricostruzione e ristrutturazione da lui ordinate ma non si trova nulla, nemmeno il più piccolo cenno, ai giardini pensili.

Le uniche prove sulla quali dunque ci si può basare, sono quelle successive degli storici greci antichi già citati e consultati, quali Antipatro, Strabone e Senofonte. Secondo le quali: per soddisfare le malinconie e le noie della moglie Amitis, figlia di una ricca famiglia Media (nota: inteso come il popolo dei Medi), dettate dal paesaggio piatto e monotono di Babilonia, Nabucodonosor II fece costruire questo complesso a piani contenente piante esotiche di ogni tipo. Adiacente alla grande porta di Ishtar, dea babilonese (in accadico anunna-u) dell'amore, della fecondità e della guerra.



- la porta di Ishtar, oggi, come si può notare è conservata in un museo, precisamente nel Museo di Pergamo (in tedesco Pergamonmuseum) di Berlino; uno dei più attrezzati al mondo nel campo dell'arte urbana e architettonica antica.
Essa era situata a nord, ed era una delle otto porte principali che dalle mura portavano attraverso le vie processionarie, tra le ziqqurat, al cuore di Babilonia.
Venne realizzata con una prima stratificazione in pregiati e costosi mattoni cotti a fuoco, attorno ai quali si trova un secondo complesso di mattoni in argilla cotti al sole, che fa da intermezzo alla rivestitura di mattoni colorati tutti incollati tra loro col bitume, una miscela idrocarburica naturale collante e allo stesso tempo impermeabile.


Concludiamo quindi con una nozione tecnica sul giardino: come fecero ipoteticamente i Babilonesi a condurre l'acqua per irrigare le piante nelle zone rialzate? Sarebbe servito un sistema d'irrigazione supportato da una leva a contrappeso, chiamata "shadùf", coadiuvata da un sistema a vite. Grazie al quale, come per un pozzo, delle persone presenti nel giardino pensile erano incaricate a prendere i secchi e portarli agli alberi e per innaffiare piante.


- Il Colosso di Rodi

       

- Nel sud-est del Mar Egeo, a 15 chilometri dalle coste turche, sorgeva nella omonima isola della tutt'ora esistente città di Rodi, un'enorme statua alta 31 metri dedicata al dio solare Helios: il Colosso di Rodi. Venne edificato per festeggiare la resistenza rodiana sui Macedoni che tra il 305-304 a.C. presero l'isola in assedio. Helios a Rodi era la principale divinità e la statua che avrebbe dovuto suggellare l'impresa ricadde senza indugi sulla sua figura.
I lavori iniziarono una decina di anni più tardi, nel 292 a.C, e vennero conclusi nel 280. Per cui è da escludere il fatto che, come raffigurato nell'immaginario, si trovasse all'entrata del porto per accogliere le navi, in quanto chiudere per una dozzina d'anni il porto sarebbe stato per Rodi e i suoi abitanti l'inizio della fine del commercio e delle vie commerciali.
E quindi pressoché certo che il Colosso si ergesse nella parte più alla della città; una collinetta rialzata visibile sia da mare che da terra.

La struttura interna consisteva in una serie di bare e putrelle in ferro unite fra loro riempite di pietra per dare stabilità. Mentre esternamente era rivestita con lamine in bronzo saldate anch'esse fra loro fino a creare un blocco unico. Attorno alla testa di Elio si districavano tredici punte dorate, le quali rappresentavano le tredici costellazioni dello zodiaco calcate dal Sole sulla volta terrestre durante i dodici mesi dell'anno.

Il Colosso rimase in piedi nella sua magnificenza per soli 67 anni: infatti, crollò a seguito di un terremoto scaturito nel 226 a.C. dallo scontro fra la placca africana e quella egea, avente come epicentro proprio Rodi.
Siccome la sua caduta rappresentò per i rodiani un monito dello stesso dio affinché i suoi abitanti fossero più fedeli nei suoi confronti, essi decidettero di non ricostruire la statua che rimase così divisa in blocchi sulla collina più alta per più di 800 anni. Fintantoché nel 672 gli Arabi non comprarono l'isola riutilizzandone i relitti per altre costruzioni. E' quindi plausibile anche che buona parte dei materiali che costituivano il Colosso di Rodi si siano dispersi in altre isole o coste nelle fitte rotte dell'epoca nel Mediterraneo.  


- Il Mausoleo di Alicarnasso



- Nella costa adiacente a Rodi si trova quella che oggi è la piccola città turca di Bodrum, un tempo Alicarnasso; capitale della persiana regione della Caria.
Nel IV secolo a.C. il satrapo di tale provincia era Mausolo. Egli, sposò la sorella Artemisia la quale dopo la sua morte, attorno al 350 a.C., fece edificare in sua memoria una tomba fastosa e monumentale.

Secondo quanto riportato da Plinio il Vecchio (23-79) e anche secondo quanto dimostrato da recenti studi archeologici, la base strutturale misurava 40 m in lunghezza e 35 in larghezza ed era composta da un intrigante e singolare calcare verde. Su di essa, invece, s'innalzava il complesso, alto ben 40 metri.
Sopra il podio vi era dunque un'architrave alta circa 20m che sosteneva un colonnato che a sua volta era sovrastato da un tetto a forma piramidale, sul quale si trovavano oltre 400 statue e basso rilievi. L'estremità del complesso era invece liscia, in quanto su di essa si posava una grande statua in marmo raffigurante un carro trainato da quattro cavalli.

Un manoscritto risalente al VXI secolo afferma che il materiale usato per le statue e i bassorilievi fu preso, trasformato in malta e riutilizzato per costruire diversi elementi architettonici. Fra tutti, spicca il castello di San Pietro dell'ordine benedettino dei Cavalieri Ospitalieri, affacciato sul mare.
Tant'è che in esso non solo vi sono i marmi ormai irriconoscibili del Mausoleo, bensì pure l'inconfondibile calcare verdastro che costituiva la base della grande tomba.




Dunque, ricapitolando: il Mausoleo di Alicarnasso era un'imponente tomba rivestita in marmo dedicata al satrapo Mausolo e fatta costruire dalla moglie nonché sorella Artemisia. Era disposta in tre piani: una base in verde calcare, un colonnato intermedio supportato da un'architrave, e infine un tetto piramidale ornato da quattrocento statue e bassorilievi sul quale era posto una statua di un carro trainato da quattro cavalli.

Quella di Alicarnasso fu una costruzione tanto grande al punto da diventare, come fu per il Faro di Alessandria, situato sull'isola di Pharos, il nome universale e simbolico delle successive strutture architettoniche funerarie.


- La statua di Zeus a Olimpia



- L'ultima delle 7 meraviglie del mondo antico era situata ad Olimpia, città dell'Elide, regione settentrionale della penisola greca del Peloponneso, celebre per i giochi sportivi che per una volta all'anno dal 776 a.C. ospitava.
I giochi olimpici erano un importante avvenimento culturale che richiedeva strutture ampie e all'avanguardia. Dislocate in 20 ettari si estendevano infatti piste da corsa, piscine, campi da gioco, palestre e templi: si può quindi ben capire come a Olimpia la religione, il culto e la tradizione si sposassero e mischiassero allo sport, all'attività agonistica e allo spirito di ambizione. I giochi erano dedicati agli dèi, principalmente al capo dell'assemblea degli Olimpi: Zeus. Ed è così che vi erano diversi elementi richiamanti la divinità, il più importante era certamente il Tempio, dedicato per l'appunto al thèoi Greco dei cielo.

Il Tempio di Zeus venne edificato nella seconda parte della prima metà del V secolo a.C.; era lungo 67, alto più di 20 metri e largo 25 (almeno secondo gli scritti di Pausania (110-180)) e al suo interno si trovavano diverse statue tra cui la settima meraviglia del mondo: la statua del dio, alta 12m. Tant'è che Strabone riferendosi a questa scrive che: "Se Zeus dovesse o volesse alzarsi in piedi, scoperchierebbe il tetto del tempio."

Parlando della statua; essa, venne costruita dall'ateniese Fidia e immessa nel Tempio venti anni dopo l'ultimazione dello stesso. Quindi nel 436 a.C.

Il complesso raffigurante Zeus era in avorio, il quale, venne precedentemente masso a bagno in grosse taniche di aceto per renderlo malleabile, mentre i rivestimenti come i vestiti e i sandali erano in oro. La parte esteriore del dio era invece in intonaco bianco affinché, anche con l'ausilio di una piccola vasca di 5 centimetri contenente acqua e posta frontalmente a due metri, la luce del sole potesse fare rispendere la statua nella sua magnificenza cromata; la quale con la mano sinistra impugnava una lancia dorata, mentre con la destra sorreggeva la Nike, il simbolo della vittoria. Infine il trono sul quale Zeus sedeva era in legno d'ebano decorato da pietre preziose.

Essa rimase nel Tempio per oltre otto secoli, finché, secondo lo storico Cedrano, o Kedranos che dir si voglia, nel V secolo, con la decisiva decadenza della religione Greco/Romana, venne portata alla corte degli alti funzionari bizantini di Costantinopoli come opera da collezione. E da quel momento fino a oggi non si hanno più sue notizie.