martedì 31 marzo 2015

Studio letterale della Bibbia, Ep. 8 - Genesi (cap.12, 13, 14, 15: la vocazione di Abramo, le prime battaglie e Melchisedec)


Nell'episodio precedente, il settimo, abbiamo visto la storia del diluvio, la genealogia con susseguente posterità dei discendenti di Noè e la costruzione della torre di Babele con successiva dispersione degli uomini su tutta la faccia della Terra. Non ritorniamo per fare un riassunto; se non vi ricordate qualche passo, andate pure a leggervi le puntate anteriori. A questo punto inizia infatti una nuova storia, la storia narrata disgiunta dalla cosiddetta "preistoria biblica": Siamo in Mesopotamia, 2000 a.C. circa, Abramo, figlio di Terach, lontano discendente di Eber e Arfacsàd, uno dei figli di Sem, figlio di Noè, viene chiamato dal Signore. Terach ha altri due figli, quindi fratelli di Abramo, che sono Nacor e Aran. L'ultimo, nella trama è più importante, in quanto vedremo che dalla sua discendenza nasceranno due importanti popoli o tribù che lotteranno contro gli israeliti nella terra di Canaan, come i Moabiti e gli Ammoniti.
La storia di Abramo l'abbiamo già trattata a grandi linee su questo blog, per cui vi propongo il post. Eccolo: (http://anostraimmagine.blogspot.it/2015/02/storia-della-filosofia-occidentale-ep3.html).
A questo punto direi che si può incominciare l'episodio odierno, che, se hai letto quanto ti ho linkato sarà un buon approfondimento.

Questi sono le ultime fasi ambientate stabilmente in Mesopotamia; infatti da questo momento, sebbene per un periodo si tornerà a parlare della terra fra i due fiumi, inizia un lungo viaggio sotto il segno di una promessa. Vediamolo! Capitolo 12, i versi dal primo al sesto, e in parte il settimo:


< (1) Ora il Signore aveva detto ad Abramo: Parti dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla casa di tuo padre a vai nella terra dove io ti mostrerò. (2) Io farò di te un popolo grande, ti benedirò renderò grande il tuo nome e tu sarai benedizione. (3) Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò quelli che ti malediranno: in te saranno benedette tutte le famiglie della Terra. (4) E Abramo se ne partì come gli aveva detto il Signore, e Lot se ne andò con lui. Abramo aveva 75 anni quando partì da Charan, (5) e prese con sé Sarai, sua moglie, e Lot, figlio di suo fratello, e tutte le sostanze che possedevano e i servi acquistati a Charan, e partirono per andare nella terra di Canaan.  Quando vi furono giunti (6) Abramo attraversò quella terra fino alla località di Sichem, fino al querceto di Moré. I Cananei occupavano allora quel territorio, (7) ma il Signore e gli disse: Io darò questa terra alla tua progenie....>


Or dunque; Terach e famiglia avevano già precedentemente deciso di migrare dalla zona, e durante il viaggio un certo punto il Signore appare ad Abramo. Se avete letto la postilla che vi ho proposto, avrete visto che ho scritto come non sia un individuo, dunque il Signore, ad ispirare la mente di Abramo, bensì più individui. Ma per ora mi fermo qua, in quanto questo lo tratteremo qualche capitolo più avanti dove nel testo biblico stesso è esplicato.

Questo Signore, anzi, questo Elohìm, in quanto nel testo in ebraico vi è scritto "Elohìm" e non Jahvè o Adonai, che sono i due termini usualmente rispettivamente tradotti come "l'Eterno" e/o il "Signore", indica ad Avram di uscire dalla sua terra per giungere in Canaan, regione, da come dice il nome, abitata dai Cananei. Portandosi con sé Sarai, la moglie dalla quale nascerà Isacco, la servitù e Lot, suo nipote. Lot lo vedremo più avanti; sia come personaggio che come patriarca; infatti è da egli, figlio di Aran fratello di Abramo, e dunque nipote dello stesso, che nasceranno Moàb e Ammòn, capostipiti delle sopra citate tribù dei Moabiti e degli Ammoniti.
Una volta giunto nella terra prestabilita, il Signore promette ad Abramo che essa un giorno sarà sua e della sua discendenza. Così, il sumero, si reca a Betel, cittadina pochi chilometri nord dell'attuale Gerusalemme, nell'antica Samaria, e costruisce un altare indicando il suo nome. Bene. Qui appare un'altra situazione interessante e contraddittoria; nel testo masoreta, ma anche in qualsiasi Bibbia interlineare nell'8 verso vi è scritto che - Abramo eresse l'altare - <avendo Betel a oriente e Ai a occidente>. Dove per "Ai" s'intende "Signore".

Come potete intuire Ai costituisce assieme all'iranico "Adòn" il termine ADONAI, che il nome più frequente dato all'Elohìm degli Ebrei a partire dal IX secolo a.C. in sostituzione al nome del tetragramma YHWH, vocalizzato poi dai masoreti di Tiberiade in Yahweh, Jehowah o Jehowih, con l'ausilio del Talmud, ovvero della Torah tramandata oralmente.

Ma chi è questo Ai? Nel Targum, la Legge in aramaico, Ai (doppia "yod" (י י) ) è colui che accompagnò e spinse Mosè fuori dall'Egitto. La storia è praticamente uguale a quella giudaica, se non fosse per il piccolo ma ridimensionante particolare che Ai, nel Targum è un generale militare, che, per quanto temerario, tenace, coraggioso e guerrigliero, non è un dio, ma un semplice uomo. Dunque la Bibbia ci dice che Abramo non eresse un altare Jahvè, bensì a un generale ; il quale precedentemente infatti gli promette che "darà questa terra - quella di Canaan - alla sua progenie", come abbiamo visto nella prima parte del settimo ed ultimo verso trattato.

A questo punto l'Antico Testamento dice che Abramo assieme alla sua famiglia, si recò verso il deserto di Negeb, ora a sud d'Israele e nord-est della penisola del Sinai, per entrare in Egitto. Quando vi entrò, si raccomandò di far credere che Sarai, sua moglie, fosse in realtà sua sorella per evitare che potesse essere abusata ed egli ucciso. Ma quando giunse al cospetto del faraone, questi, improvvido si unì a lei. Cosicché il Signore colpì il sovrano per la prima volta con delle piaghe, che lo portarono a cacciare i due che tornarono nella terra abitata dai Cananei, precisamente nel luogo dove Abramo aveva costituito l'altare ad Ai.
Da questo momento, per una futile contesa sul bestiame trasportato, Lot, si separa dai parenti e va a vivere a Sodoma, celebre città nella quale gli abitanti "erano molto perversi e grandi peccatori contro Yahweh" (v 13, cap. 13).

Nell'ultima parte del capitolo 13, sembrerebbe, se si legge in modo superficiale e pretestuoso, che il Signore rifà la medesima promessa ad Abramo, ovvero lo invita ad alzarsi per osservare la terra che lo circonda, la quale diverrà sua e della sua prigione: essa è la Terra Promessa. Qui però non troviamo, come prima, Ai nelle vesti di promettitore, ma il Signore; Jahvè. Per cui si capisce come la promessa sia la stessa fatta però da due individui diversi. Anche perché altrimenti, pure togliendo i nomi, sarebbe una ripetizione senza senso.
Ad ogni modo, dopo questa seconda promessa, Avram va ad abitare nei Querceti di Mamre, vicino a Ebron, attualmente in Cisgiordania; luogo che come vedremo nel prossimo episodio è ambiente di un avvenimento importante e significativo.

Nel seguente paragrafo, ossia il quattordicesimo, si parla di una guerra mossa dal re del Sennaar, dunque come abbiamo visto nella scorsa puntata, della pianura di Babilonia; dal re dell'Ellasar; dal re dell' Elam, attuale territorio dell'Iran occidentale affacciato sul Mar Rosso, e da quello del Goim (sottoregno del Ghilgal compreso tra la città di Gerico e il fiume Giordano , che vedremo nel Libro di Giosuè), contro i sovrani delle città di Belàh, Sodom, Gomorràh, Admàh e Zeboim (denominate anche pentapoli, ovvero cinque delle 13 città secondo la tradizione distrutte da Dio poiché i loro abitanti non erano fedeli alle sue leggi).
Nei trambusti delle battaglie, a farne le spese è anche Lot, il quale viene minacciato, fatto prigioniero e depredato di tutti i suoi beni materiali. Quando Abramo viene a sapere dell'accaduto, arma 318 fra i migliori servi (interessante come 300 sia ricavato e ricavabile dall'unione numerologia fra la "Tau" greca = corrispettivo del numero 300, dalla quale deriva la nostra "T", e 18 dell' "IH"; nonché la somma fra 3+1+8 faccia: 12. Numero sempre ricorrente in tutti i miti del mondo) e parte così per andare liberare il nipote.

Quando giungono in prossimità della città di Damasco, riescono a rintracciare e sconfiggere coloro che tengono prigioniero Lot, liberandolo. Sulla via di ritorno, Abramo e Lot incontrano Bera, re di Sodoma. Durante questo incontro, arriva un altro personaggio stimolante e meritevole di approfondimento: Melchisedec, re di Salem, ovvero l'antica Gerusalemme. Vediamo come mai; (versi 18-20, del capitolo 14):

< (18) E Melchisedec, re di Salem, portò pane e vino: egli era il sacerdote di El Elyon (19) e lo benedì e disse: Benedetto sia Abramo da El Elyon, creatore del cielo e della terra, (20) e benedetto sia El Elyon che ti ha dato nelle mani i tuoi nemici! E Abramo gli dette la decima di tutto. >

Questo Melchisedec, il quale nome in ebraico (מַלְכִּי־צָדֶק) significa "il mio re è giusto", è come scritto il re della città di Salem. Secondo gli esegeti ebrei si tratterebbe addirittura di Sem, primogenito di Noè, ma questo conta relativamente. Ciò che conta è la similitudine sorprendente che di primo impatto notiamo nel suo gesto, ovvero l'apporto del pane e del vino all'incontro fra Bera e Abramo. Vi ricorda qualcuno? Ma c'è dell'altro: per implementare i contenuti bisogna chiamare in causa un'altra volta il Libro di Enoch, questa volta il secondo, detto anche "Apocalisse o Segreti di Enoch" (ribadiamo ancora come questo libro sia considerato solo dalle chiese copte), in cui si racconta come Melchisedec nacque da una donna sterile e avanti negli anni chiamata Sofonima. La quale era la consorte di Nir, un fratello di Noè, ed era rimasta incinta miracolosamente, perché il marito non aveva rapporti con lei da lungo tempo, in quanto era stato nominato sacerdote. La donna morì poco prima di mettere al mondo il figlio, ma prima che Nir la seppellisse, Melchisedec venne fuori dal grembo della madre, giacché fisicamente sviluppato come un bambino di tre anni e capace di parlare. Dopo 40 giorni, l'arcangelo Gabriele comparve a Nir e gli disse che avrebbe portato il bambino nel Giardino posto in Eden; Melchisedec fu così preservato dal Diluvio universale e poté tornare a vivere normalmente una volta che la acque si ritirarono.


E' palese, la similitudine con il racconto evangelico di Gesù di Nazareth: prima il pane e dunque il vino spezzati e offerti, quindi si viene a sapere che egli nacque da una donna sterile, come Maria e dopo 40 giorni, gli stessi che Gesù passò in solitudine nel deserto, nonché quelli che come vedremo Mosè, Aronne e le genti dell'esodo passarono anch'essi precedentemente nel deserto, fu preso dall'arcangelo Gabriele e portato nel Giardino dell'Eden per sopravvivere al cataclisma diluviano. Se poi si considera che i Vangeli raccontano la storia del cofondatore del cristianesimo solo negli ultimi anni della sua vita, si può benissimo riempire il buco della gioventù con la figura di Melchisedec. Certo, si oltremodo potrebbe dire che chi ha scritto la buona novella lo ha fatto attingendo dai testi che vi ho proposto, ma così cadrebbe il velo intrigante che avvolge seducente la vicenda. E un po' di entusiasmo e ricerca del complotto ci vuole anche, dai ;)

Ciò che invece è pilotato è il proseguimento. Infatti, nel (v.18) vi è scritto che il re di Salem spezzò il pane e il vino, quindi, vi è anche scritto che egli era il sacerdote di El Elyon. Ma nelle bibbie tradizionali in questo passo non risulta trascritto il nome di El Elyon, bensì quello di Iddio l'Altissimo, come se esso e YHWH fossero la stessa e unica divinità ed entità .
Prima di addentrarci nel discorso filologico, facciamo chiarezza per mezzo di un banale ragionamento.

Abramo sarebbe stato scelto da Dio per conquistare la Terra Promessa che lo stesso avrebbe poi successivamente dato al sumero e alla sua progenie. Abramo incontra Melchisedec, il quale sacerdote di Dio stesso, per qualche oscuro motivo è più importante di Abramo, che, come segno di rispetto gli dà un decimo di quanto possiede (vedi nel v.20) e il re sacerdote lo benedice nel nome dello stesso Dio che lo guida e col quale il patriarca parla.

Da come vedremo più avanti, la figura del sacerdote è non è più importante di quella del patriarca, per cui l'unica spiegazione che esaudisca la domanda del perché un sacerdote sia più importante di un patriarca, sta nel fatto che questo sacerdote era interconnesso a un essere superiore che la Torah stessa tiene a precisare si tratti dell'El Elyon. E non ci si può aggrappare sul fatto che Melchisedec fosse un re, poiché la sua superiorità non è contrassegnata dal fatto che sia capo di un popolo, ma dal fatto che sia sacerdote di El Elyon.

El Elyon lo troviamo a partire dall'antico Egitto ed era uno degli epiteti con i quali si definiva usualmente il faraone, considerato dal popolo una divinità. In ebraico invece "El" è un sinonimo di "Elohìm", con moltissima probabilità è il suo singolare. Certamente è di per sé singolare e deriva dall'accadico "Ilu" o "Il-u". "Elyon", invece, preso come detto dall'egizio significa "stare sopra" o comunque qualcosa che è posto al vertice di una scala sociale o di un insieme e non è superlativo assoluto come viene tradotto in italiano, ossia "Altissimo", ma complemento: "il più alto". Tant'è che ad esempio, solitamente, la parte più antica o posta sull'estremità di una collina di una città in ebraico è chiamata "Elyonàh", e non vuol dire mica "la parte Altissima della città" ma come scritto "la più alta" rispetto alle altre. E questo è quanto possiamo riscontrare nel personaggio del faraone, capo supremo dell'intera piramide sociale posto sopra tutto e tutti, inferiore solo e parzialmente alle divinità. La stessa cosa la si può trovare nell'etimologia di altri testi di altri culture, le quali derivano da questa parola: l'Iliade o l'inizio dell'Odissea, ad esempio, citano l'"Ilìon", ovvero la rocca più alta della città di Troia, non "la più altissima, o l'altissima" della città di Troia. Per ora su questo discorso mi fermo qua, ma lo riprenderemo e amplieremo sicuramente. Se vorrete.

Iniziamo quindi l'ultimo capitolo odierno, il quindicesimo. Nel quale Jahvè promette ad Abramo un figlio. Prima però, introducendo questa parte, vorrei ricollegarmi alla numerologia del "12". Adesso appena deluciderò capirete.  (v.2 e 3, capitolo 15):

< (2) E Abramo pensava: Signore (Jahvè), Iddio (El), che cosa mi darai tu? Io me ne vo senza prole e il figlio di Meseq, Eliezer, Damasceno (di Damasco) sarà egli la mia casa? (3) Quindi soggiunse: Ecco tu non mi hai dato la prole, ed ecco, un mio domestico (Eliezer) sarà mio erede. >

Siccome Avram crede di non poter avere figlio, in quanto sua moglie Sarai è sterile, pensa che il suo successore sarà il suo fedele servo, Eliezer. Questo nome (אֱלִיעֶזֶר), che significa "El mi aiutò" ha come somma letterale (perché nell'ebraico ogni lettera corrisponde a un numero) lo stesso numero dei soldati/servi (318) che partirono dal Querceto di Mamre per liberare Lot; 318. La quale somma numerica è 12. Infatti, da destra verso sinistra:  Aleph =(1)+ Lamed=(30)+Iod=(10)+Ayin=(70)+Zayin=(7)+Resh=(200): 318.


Perché continuo a insistere su questo numero? penserete voi. Dopotutto possono essere coincidenze e la rubrica tratta lo studio letterale della Bibbia, non numerologico. Io continuo allora dicendovi che se aggiungiamo Abramo, Lot e Melchisedec, ai re coinvolti nelle battaglie prima trattate, che sono 9: i 4 dei regni contro i 5 delle cinque città, abbiamo nuovamente l'uscita dello stesso numero 3 (1+1+1) + 9: 12. 12 come gli apostoli, le fatiche di Ercole e le tribù d'Israele. Ma andiamo a rilento, congedandoci con un'analisi dei nomi dei quattro sovrani invasori e quindi agli occhi di Avram, nemici:

- il primo è il Re di Elam, e si chiama Chedorlaomer. Il suo significato ebraico, in italiano un po' maccheronico è "raggruppamento dei covoni e della lunga durata". I covoni, quindi i fasci di grano, associati alla lunga durata, fanno venire in mente la prosperità della semenza e del raccolto; di conseguenza, se possiamo permetterci di interpretare, esso, si potrebbe associare al Toro, un animale che ara i campi. Astrologicamente un "segno fisso", ovvero una costellazione nella quale il Sole transita nella volta celeste durante il culmine di una stagione. Nel caso del Toro, fra aprile e maggio, nel cuore della primavera.

- il secondo è il Re di Babilonia/Babele (piana di Sennaar), Amrafèl. Che vuol dire "colui che narra vicende oscure e/o sinistre". Il fatto che sia il Re di Babele, dunque di una zona della Mesopotamia, potrebbe essere ricondotto in modo astrologico alla Costellazione dell'Acquario, segno che richiama all'acqua e all'aspetto negativo del Amrafèl. "Segno fisso" che il Sole toccava nell'emisfero boreale fra gennaio e febbraio; nel cuore dell'inverno.

- segue il Re dell'Ellasar (El punitivo/portatore di Castigo) Arioch. Esso, ha come significato "simile al leone". Qua quindi il riferimento alla Costellazione del Leone è limpidamente esplicito. Anche il Leone è un "segno fisso", poiché ricadeva fra luglio e agosto, dunque in piena estate.


- troviamo infine quello di Goim, Tideàl. La quale etimologia è "figlio maggiore/ o essere terrificante, spaventoso, sanguinario". Procedendo col metodo degli altri tre, la figura di questo re cade sulla Costellazione dello Scorpione, e direi che ne può uscire un esito positivo, specie quando si associa lo scorpione allo spavento, al terrore, alla velenosità e al sangue. Certo, non combacia come nel caso precedente, però proviamo a prenderlo per buono. Ad ogni modo, lo Scorpione, è l'ultimo "segno fisso" e giungeva nell'emisfero nord tra ottobre e novembre, dunque nel fulcro dell'autunno.


Abbiamo dunque visto come i 4 sovrani/re invasori siano associabili e compatibili con i quattro segni zodiacali fissi, ossia i segni nei quali il Sole passava nella volta celeste durante il periodo cardine di una stagione (Toro= Primavera, Acquario=Inverno, Leone=Estate, Scorpione=Autunno) Personificati dai reali Chedorlaomer, Amrafèl, Arioch e Tideàl.
Se a questi 4, poi, si sommano i 5 della pentapoli (Bera=Sodoma, Bersa=Gomorra, Sennaab=Admàh, Semebèr=Zeboim e Segor=Belàh) e i tre personaggi sui quali la vicenda è incentrata (Lot, che è stato fatto prigioniero; suo zio Abramo che va a liberarlo; e Melchisedec, re di Salem e sacerdote dell'El Elyon, ovvero l'El che sta sopra a tutti gli altri (El), tradotto erroneamente in italiano come "Iddio l'Altissimo"); abbiamo 4+5+3: 12.
Lo stesso numero lo abbiamo trovato nell'addizione dei servi che aiutano Avram a liberare il nipote, ovvero 318; 3+1+8: 12. Come la somma numerica delle lettere del nome del domestico prediletto del primo patriarca; ossia Eliezer, figlio di Meseq, sempre 318 dunque; 3+1+8: 12. Senza contare che Abramo quando parte da Ur dei Caldei ha 75 anni. 7+5: 12.

Nonostante si tratti di un procedimento di studio letterale, non si può quindi che ammettere e concludere che la vicenda di questo racconto sia lapalissianamente metaforicamente interpretata da personaggi simbolici che richiamano agli astri e al ciclo delle stagioni.

Per terminare definitivamente questa parte, e per dover di cronaca, l'ultima sezione del capitolo 15 scrive che Jahvè ordinò ad Abramo di prendere una vitella, una capra e un montone di tre anni, oltre a una tortora e ad una colomba per sacrificarli a lui. Quindi su Abramo cade un sonno profondo e in quei frangenti, e il Signore gli dice testuali parole, che sono la fine del capitolo, nonché presagio a quanto spetterà ai suoi discendenti in Egitto. Teniamo bene a mente quella che è anche una promessa, poiché più avanti potremmo riprenderla (v. 13-21 capitolo 15):

<(13) Sappi fin d'ora che la tua progenie dimorerà come straniera in una terra non sua ed ivi sarà come schiava e verrà oppressa per 400 anni; (14) ma io giudicherò il popolo dal quale sarà stata schiava, poi se ne partiranno con grandi ricchezze. (15) E tu te ne andrai in pace ai tuoi padri e sarai sepolto in buona vecchia. (16) Essi ritorneranno qua alla quarta generazione, perché fino ad ora non è compiuta l'iniquità degli Amorrei (popolazione nomade dell'occidente semitico). (17) Quando il sole fu tramontato si formò una caligine tenebrosa ed ecco un forno fumante e una fiamma passare in mezzo alle parti di quegli animali (quelli sacrificati e aperti in un due). (18) In quel giorno il Signore stabilì un patto con Abramo, dicendo: Io do alla tua progenie questa terra, dal fiume d'Egitto (Nilo) fino al gran Fiume, il fiume Eufrate; (19) i Chinei, i Chenizzei, i Cadmonei (20) gli Hittei, i Ferezzei e i Rafei, (21) gli Amorrei, i Cananei, i Ghirgasei, e gli Iebusei. >

Nella prossima puntata vedremo come questa soluzione sia un'appendice che si riallaccerà a un nuovo spunto di riflessione, quindi la nascita del primo figlio di Abramo, una nuova e strana promessa e la visita di tre misteriosi personaggi. Ciao, grazie e buon proseguimento!




            

Pianta geografica del viaggio condotto da Abramo e la sua famiglia; da Ur ad Harran, ora in Turchia. Quindi il proseguo verso sud-ovest, verso Canaan; una rapida comparsa in Egitto tramite il deserto di Negeb e dunque il ritorno nella terra del Giordano dove si conducono le guerre trattate.








domenica 29 marzo 2015

Cultura: il decotto allo zenzero





Lo zenzero ha origine in Estremo Oriente in tempi antichi (1500 a.C. circa). Furono i Cavalieri Templari e altri ordini, a partire dalla seconda parte del XII secolo a portare in Europa lo zenzero, e quindi tutte le sue cibarie derivanti; dove furono allestite piantagioni un po' in tutto il territorio, sopratutto in Spagna, Grecia e Germania. Successivamente, con la scoperta europea e colonizzazione delle Americhe, la spezia venne importata anche nel Nuovo Mondo.

Il decotto allo zenzero è una bevanda davvero molto ricca e benefica; sciolta la polvere della radice nell'acqua calda assieme ad aglio, limone e zucchero (o miele), infatti, le sue proprietà sono plurime.
E' lenitivo, energetico, antiossidante; regolarizza i grassi nel sangue, previene eventuali infezioni interne o influenze, depura il fegato e aiuta a tenere in equilibrio e a purificare l'intero sistema cardiocircolatorio.

E' quindi una ricetta tanto preziosa, quanto svalutata dai moderni metodi medicinali. Eppure; anziché spendere ingenti somme per farmaci sintetici, magari pure dell'effetto scarso, basterebbe frullare un po' di zenzero assieme a del limone, aggiungere alla poltiglia dell'acqua e farla bollire, aspettare che il tutto si raffreddi, e, se si vuole, aggiungere dello zucchero e del miele al fine di addolcire per prevenire mali indesiderati o semplici disturbi all'ordine del giorno.

Storia dell'Esoterismo, Ep.1 - Il Baphomet


Nel sistema esoterico, Baphomet, come Signora della Terra, è collegata alla sesta sfera occidentale (Giove); sesta ruota orientale del chakra, nonché alla stella Deneb, nella Costellazione del Cigno. Questa figura è così in un certo senso un magico "Cancello Terrestre", il quale riflesso (o natura "causale", se messa in contrapposizione alla natura non causale o logica dell'emisfero sinistro) è la terza sfera, o terza via (Venere); portante al risveglio della coscienza, della consapevolezza e/o della sapienza. Rappresentata in cielo dalla stella Antares, nella Costellazione dello Scorpione.


Baphomet era quindi come scritto in principio la Signora della Terra, collegata a livello anatomico con quella che è la parte destra del globo emisferico del cervello umano.
Secondo la tradizione esoterica, l'aspetto tra Bafometto e Antares è stato associato a partire dalla prima età arcaica greca, quindi più di 2500 anni fa; entrando nel dettaglio attorno al IX secolo a.C. nei riti dedicati ad Albione, figlio dei Poseidon - primitivo tzeòs dell'agricoltura, divenuto poi dio del mare una volta che le attenzioni greche andarono a spostarsi sul commercio nel Mediterraneo - celebrati verso la fine del mese di maggio in particolari luoghi sacri allineati con la stella.
In parallelo, l'aspetto sinistro della Signora era celebrato in autunno, ed era collegato al sorgere della stella Arturo, nella costellazione tolemaica del Boote. Arturo stessa, che era collegata all'aspetto maschile dell'emisfero sinistro (Mercurio - seconda sfera), venne successivamente identificata con la figura archetipica di Lucifero, in un secondo momento associato allo stesso archetipo del nome di Satana; in contrapposizione all'aspetto femminile e animico dell'emisfero destro. Quindi la celebrazione di agosto era una ierogamia, ovvero un matrimonio simbolico, una congiunzione fra due divinità rappresentanti le due parti sessuali dell'emisfero sinistro:  che vedeva l'unione fra Baphomet e il suo sposo (o il "sacerdote" fin da quel tempo intraprendeva il ruolo dell'aspetto maschile dell'emisfero sinistro). Sempre secondo la tradizione e l'usanza, il sacerdote era sacrificato dopo l'unione sessuale, dove il ruolo della Signora della Terra era assunto dalla Sacerdotessa/Signora del culto. Quindi, la celebrazione di maggio era la rinascita di nuove energie, un'effettiva rigenerazione spirituale e quindi fisica. Abitudinariamente questo rito iniziatico prendeva luogo una volta ogni diciassette anni. Ed è oltre modo interessante aggiungere come alcuni luoghi sacri dedicati ad Albione furono allineati al sorgere di Arcturus, già quasi tremila anni fa.

Nel Medioevo, Baphomet è stata considerata prettamente dalla cultura popolare, influenzata dal dotto clero, come la sposa di Satana - ed è da questo periodo, che entrambi sono entrati in uso come nomi per l'aspetto femminile e maschile del lato oscuro, ovvero quello quello della via esoterica e della sapienza. Tant'è che il nome stesso di Baphomet, se applicato sul cifrario di Atbash, che abbiamo visto (Eccolo:  http://anostraimmagine.blogspot.it/2015/03/numerologia-il-cifrario-atbash.html) risulta essere "Sophia" (Σοφία), in greco, Sapienza.

Quindi nell'usanza descrizione, Baphomet, era una bella donna matura, spesso nuda, che tiene alta la testa mozzata del sacerdote sacrificato, rappresentato sovente da un uomo barbuto avanti negli anni. In una certa misura i Templari, ordine che non abbiamo ancora trattato ma che abbiamo assaggiato celebrando il 18 marzo la ricorrenza della morte del suo ultimo Maestro, Jacques de Molay (Eccolo: http://anostraimmagine.blogspot.it/2015/03/18-marzo-muore-jacques-de-molay.html) hanno fatto rivivere parte di questo culto, senza alcuna reale comprensione esoterica, ma per loro semplici scopi personali e successivamente istituzionali.
Con lo scioglimento sanguinario dell'Ordine e con le successive dicerie formatesi che portarono a giustificare le uccisioni col fatto che essi sostituirono alla figura maschile di Gesù, quella femminile di un Baphomet, rappresentante l'aspetto femminile, quindi sì diverso ma complementare, della figura del cofondatore del cristianesimo.

L'associazione di Baphomet all'aspetto "satanico" inizia a maturare in quel periodo, e, fu con l'interpretazione di Eliphas Levi (1810-1875), esoterista dell''800, che raggiunse il suo culmine, per mezzo dei simboli che lo stesso utilizzò per rappresentarla.
In questo caso abbiamo una figura ermafrodita con le ali e la testa caprone. Qui si racchiudono gli archetipi degli opposti, in quanto a livello esoterico il capro è associato a Saturno, quindi a Crono (Krònos "Κρόνος") titano del tempo e figlio della Terra (Gaia "Γαῖα", o Gèa "Γῆ") e del Cielo, Urano (in greco Ouranòs "Οὐρανός"). Da Crono nacquero poi i sette "tzeòi", tra i quali Zèus, capo dell'assemblea costituita dagli undici altri dei più lui che dimoravano sul monte Olimpo, e chiamati per questo Olimpi.
Urano è per la mitologia greca il figlio della Terra e del Cielo, quindi; a livello esoterico il cielo e la terra hanno rappresentato gli opposti nella loro totalità: il maschio e la femmina, il giorno e la notte. Questo, attraverso la personificazione antropomorfa del capro è immortalato nel celebre disegno di Levi, nel quale egli rappresentò il suo Bafometto con Crono, il capro, arbitro delle realtà contrapposte, compagno della distruzione e della morte "Solve", sciogli o dissolvi, e della costruzione e della nascita: "Coagula", unisci o unifica. Col pentacolo, la stella a cinque punte rappresentante i 5 elementi (acqua= anima, terra= corpo, fuoco= spirito=, vento=mente e luce= ovvero l'etere, la pietra filosofale, il nirvana, la quintessenza), e quindi i 5 sensi, rivolta verso l'alto. Con le due corna parallele alla fiaccola ardente, rappresentanti il sole e la sua lucentezza, infatti, in ebraico il termine per indicare corna è "Kerèn", il quale, significa anche raggi, intesi come raggi di luce.



                          

                                                  - Il Baphomet di Eliphas Lévi.

                              

                               - Una "moderna" rappresentazione della Signora della Terra.

                   
                        Beh però dai, Bafometto è un'illustrazione dell'800 e rappresenta il dio Crono

                       - Rilievo scultoreo di un Bafometto nella Cattedrale Saint Méry di Parigi




Si ringrazia T.Toscani per i dati e le informazioni fornite.


giovedì 26 marzo 2015

Bes, divinità egizia della famiglia


                    


Bes era una divinità minore dell'antico Egitto, rappresentata come un individuo basso, solitamente tozzo, anziano, e autoritario che spesso fa delle linguacce; dunque con le gambe storte e coperto da pelli di leoni o/e piume di struzzo.


Era un demone benigno venerato come protettore delle famiglie, in particolare, delle madri e dei bambini, nonché tutore delle gestazioni e patrono delle feste e delle danzatrici. Con i suoi utensili, i quali variavano da corti coltelli affilati a strumenti musicali, scacciava gli spiriti ostili e la sfortuna.

L'origine di Bes è molto antica, infatti è riscontrabile a partire dal Medio Regno, dunque dal II millennio, e ancora prima, nel Regno di Nubia, a sud dell'Egitto, dal quale l'Alto Egitto (che era "in basso") attinse il suo culto inglobandolo nel pantheon delle figure divine minori. Raggiungendo la maggiore popolarità proprio in questo periodo.
Col passare del tempo, e dunque con la fine del Medio Regno e con l'inizio del Nuovo (quindi siamo all'incirca nel XV secolo a.C.), Bes viene diventa la divinità del bene nemica del male, e dunque il valore e la sua influenza nel culto aumentano. Fintantoché, tramite i Romani si sa, che molto probabilmente divenne un aiutante di Asèt (Iside), dea delle fertilità e della maternità, nonché una fra le nove divinità celesti più importanti che costituivano la Grande Enneade. ((Questa rappresentazione del demone la puoi trovare nella fotografia di presentazione che vedi sopra e  che raffigura una sua statua in epoca romana, ricollocata nel I secolo d.C.))



                                         


                                   - Rilievo di Bes, a Dendera, Alto Egitto (I secolo a.C.)




                             
                    Statues of Bes in the Louvre - Room 18.jpg


                    - Statua di Bes conservata al Museo del Louvre di Parigi (III secolo a.C.)


Cultura: la mappa genetica della Gran Bretagna



storia inghilterra


Secondo la cultura popolare, e non solo, la popolazione britannica nacque dall'incesto fra due distinte razze: gli Angli, un popolo germanico proveniente dagli attuali confini di Germania e Danimarca, giunto in Britannia nel V, e i Celti, indigeni dell'isola ma originari di un territorio che raggruppava le attuali zone dell'Austria, della Svizzera, della Germania sud-occidentale, della Francia orientale e della Repubblica Ceca.
Ebbene, una contemporanea ricerca pubblicata sul Nature, una delle più rinomate e antiche riviste scientifiche settimanali inglesi, smentisce o comunque in buona parte ridimensiona il mito, aggiungendo all'albero della genealogia più soluzioni riscontratesi in un maggiore arco temporale. Vediamo nel dettaglio:

Dopo aver condotto chiaramente studi propedeutici e prelevato i genomi da oltre 6000 persone provenienti da 10 paesi europei differenti, affinché l'esperimento potesse funzionare. E' stato prelevato in seguito il campione del genoma ad oltre 2000 persone residenti nelle zone rurali del Regno Unito.
Come primo risultato si è potuto constatare come le origini dei norvegesi siano da ricondurre alle nordiche Isole Orcadi della Scozia. Quando i vichinghi della Scandinavia sbarcarono su queste isole nei loro abitudinari viaggi verso l'Atlantico, infatti, si unirono alle genti del posto, e successivamente parti delle generazioni future tornarono più a est, nella terra degli avi, dando col tempo origine a quelli che oggi sono i norvegesi.
Quindi, entrando nel discorso britannico, che è questo che poi oggi ci interessa; si è capito come l'ambito sia più complesso e da approfondire. Vi sono infatti differenze genetiche nelle varie regioni dell'isola che dimostrano come il processo non sia stato unico, fulmineo e sovversivo, ma lento, armonico e graduale. Mi spiego meglio: fino a poco tempo fa si credeva che a un certo punto gli Angli giunsero in Britannia, sterminarono buona parte dei Celti nelle varie battaglie, e chi fu superstite si unì col popolo vincitore.
Dai dati più recenti, invece, si è potuto intuire che fra gli Angli e i Celti ci fu un rapporto meno rude, il quale portò a delle unioni pacifiche.
Questa, però, è soltanto una delle tante mescolanze significative. Ve ne furono infatti sia prima che dopo.

Per questo motivo, i gallesi, hanno un patrimonio molto più simile ai primi abitanti della Britannia, che nel periodo finale della dell'ultima glaciazione di Würm dunque attorno al 9000 a.C. giunsero nell'antica Britannia migrando dal continente, rispetto a tutti gli altri abitanti del Regno Unito (quindi inglesi, scozzesi e nordirlandesi) . I quali, sono stati condizionati e mischiati in e da un secondo flusso di migrazioni, posteriore a l'esodo post-glaciazione ma precedente all'invasione romana. Dunque sì può certamente in parte confermare che buona parte degli abitanti del Regno Unito abbiano avi Angli o Celti, ma è ormai altrettanto dimostrato che questi furono soltanto due fra i tanti popoli che dall'Europa giunsero sull'isola valicando la Manica.





Si ringrazia SCIENZE.FANPAGE.IT per l'apporto dei dati.

mercoledì 25 marzo 2015

Astronomia, Ep.5 - Terra e Luna


Dopo Mercurio e Venere il terzo pianeta a distanza dal Sole è la Terra. Com'è risaputo impiega quasi 24 per compiere un giro attorno al proprio asse, il quale, è molto più inclinato dei precedenti due pianeti rispetto al suo asse orbitale (di 23,4 gradi, e circa 365 per girare attorno alla sua stella.

E' l'unico pianeta del Sistema Solare attualmente debito ad ospitare la vita, in quanto la sua posizione è né troppo vicina e né troppo lontana dalla stella, fonte della vita biologica; di modo ché le sue temperature oscillino approssimativamente fra i 70 °C (registrati nel 2005 nel deserto iranico del Dasht-i-Lùt, fra il Mar Caspio e il Golfo Persico), e i -50 °C (dell'Antartide).
Questa privilegiata posizione, oltre all'arrivo di grandi quantità d'acqua portate con molta probabilità dalle migliaia di comete o meteoriti provenienti dallo spazio e schiantatisi sulla superficie, hanno permesso lo sviluppo. La continuità, è stata resa possibile dal campo magnetico del Pianeta, il quale, di notevole forza ha permesso che vari gas non si disperdessero nello spazio, come accade tutt'oggi con Venere ad esempio, permettendo così innanzitutto la formazione di un'atmosfera composta prevalentemente da nitrogeno, ovvero azoto, ossigeno, argo, e quindi una protezione dai raggi solari.

La Terra si formò circa 4.5 milioni di anni fa assieme a tutto il Sistema (uno dei più "nuovi"); come tutti i corpi dello spazio, da sedimenti di antichi corpi esplosi insieme alla loro stella. Questi, si compattarono diventando ammassi liquefatti incandescenti, che, una volta raffreddatisi iniziarono a prendere la forma di pianeti. Poco più tardi, uno di questi, con molta probabilità si scontrò con la Terra, gli scienziati gli hanno dato il nome di Thèia, (un qualcosa di simile è narrato anche nei testi sacri dei Sumeri) e i sedimenti della collisione diedero origine alla Luna, che, in un secondo momento entrò a far parte del campo gravitazionale terrestre.
Tutto il resto direi che già si conosce, o verrà trattato in prossime ed altre rubriche, di conseguenza, prima di finire questa breve analisi terrestre, di interessante si può dire che la superficie solida galleggia su un ammasso di magma bollente. Questa superficie è divisa in zone, chiamate placche, e queste sono quindici:

1- la placca euroasiatica: che davvero a grossomodo comprende l'Asia (eccetto la Siberia orientale), Indonesia e l'Europa (l'Islanda per metà compresa, poiché l'altra parte fa parte della):

2- placca nordamericana: comprendente Centro e Nord America, oltre che la Groenlandia a la Siberia est, appunto.

3- placca africana

4- placca sudamericana

5- placca antartica: la quale si estende per tutta la zona meridionale dell'emisfero australe.

6- la placca del Pacifico: estesa per buona parte del Pacifico.

7- placca australiana

8- la placca delle Filippine: nodo fra quella australiana, pacifica, nordamericana e euroasiatica.

9- placca de Juan de Fuca; è la più piccola è si trova fra la placca pacifica e nordamericana, in prossimità della California.

19- la placca caraibica: fra quella sud e quella nord americana.

11- la placca di Cocos: fra quella caraibica, nordamericana e quella pacifica.

12- placca di Nazca: fra quella antartica, pacifica, sudamericana, caraibica e di Cocos.

13- la placca Scotia: fra la placca antartica e la sudamericana.

14- placca arabica: fra quella africana e quella euroasiatica. Quindi nella Penisola Arabico. E dulcis in fundo:

15- la placca indiana: incastonata fra quella arabica, quella africana, quella euroasiatica e quella australiana.

(1)

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(2) Illustrazione delle 15 placche tettoniche della Terra.



La Luna è il primo satellite naturale che troviamo come distanza dal Sole; è il satellite per definizione e antonomasia, al punto che gli altri satelliti degli altri corpi vengono chiamati lune.

L'inclinazione dell'asse rispetto alla perpendicolarità del piano, oltre che il periodo di rivoluzione, sono pressoché uguali al pianeta nel quale viviamo ed essa, nel suo mese siderale. dunque per compiere un giro attorno alla Terra come la Terra fa col Sole, ci mette all'incirca 27 giorni. Per questa serie di motivi, da terra si può osservare sempre la solita parte della Luna. Proprio per questo la parte "invisibile" è chiamata lato oscuro o faccia nascosta. Inoltre; risulta sempre oscillante in una zona 8 gradi superiore all'eclittica, quindi la zona della volta celesta nella quale "passa" il Sole, denominata zodiaco. Da qui nascono le tredici costellazioni dello zodiaco (poi portate a 12, come i mesi dell'anno, declassando in via ufficiosa quella dell'Ofiuco).

Il termine ha radici molto antiche. L'italiano "Luna" deriva infatti dal latino e si rifà alla radice indoeuropea "leùk", la quale sta ad indicare "luce riflessa". Per questo motivo, praticamente in tutte le lingue del mondo, la parola ha lo stesso significato.

La Luna non ha atmosfera, per cui come nel caso di Venere, essa è stata esposta a svariati corpi spaziali che si sono disintegrati sulla sua superficie provocando numerosi crateri nei corso dei millenni.
Il suo diametro è 1/4 di quello terrestre, mentre la sua massa, rispetto al Pianeta, è di solamente 1/81. Ruotando mediamente a 385 000 km dalla Terra (tramite le scansioni ai raggi laser, sono esattamente 384 403 km), la sua luce, riflesso del Sole, impiega 1.28 secondi per giungere a noi.
Per concludere questo episodio, andiamo a rivedere, sicché sopra lo abbiamo già scritto, come probabilmente si formò:
la sua origine risale a circa 50 milioni dopo la formazione del Sistema Solare. E sarebbe ciò che rimase di un antico scontro fra la Terra e un altro pianeta. Questi frammenti, si sarebbero sparsi lungo l'orbita terrestre, per compattarsi  in un secondo momento formando un corpo unico che fu attratto dalla forza gravitazionale del pianeta blu.
Siccome la distanza Terra - Luna aumenta ogni anno, è stimato che fra circa 7 miliardi di anni, essa, sarà a tale distanza (480 000 km) al punto ché sarà la stessa Terra a mostrare la medesima faccia al Satellite, mentre da qui, essa, apparirà statica e visibile in un solo emisfero. Ma ciò sarà davvero impossibile da osservare in quanto l'uomo sarà o già estinto, o migrato alla periferia del Sistema o in altri sistemi stellari a causa del Sole, che, aumentando in massa, quindi in grandezza, si scalderà sempre di più rendendo apparentemente impossibile la vita nella zona interna dei pianeti rocciosi.





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lunedì 23 marzo 2015

Cultura: la storia di "Mike", il pollo senza testa


Era una tarda mattinata del 10 settembre 1945, a Fruita, centro di 6000 anime situato nell'estremo ovest del Colorado, Stati Uniti, quando un contadino di nome Lloyd Olsen uscì di casa, per andare nel pollame e accaparrarsi quella che sarebbe dovuta essere la sua cena.

Prese così un'accetta affilata e con un colpo netto staccò la testa a uno dei pennuti. Questi, però, non morì. Anzi, iniziò a gironzolare freneticamente lungo il reticolo, quindi, dopo un po' si tranquillizzò, e riprese con moderazione la sua vita da gallo, raspando il terreno!
La mattina seguente, Olsen, credendo che fosse ormai morto dissanguato, tornò nel pollame per prendere l'uccello, ma ne uscì ancora a mani vuote, e soprattutto incredulo.
L'animale infatti era ancora vivo, e dormiva tranquillamente assieme ai suoi colleghi come se nulla fosse. Solo che a lui mancava la testa.

Il contadino decise allora che siccome il pollo era tanto determinato a vivere, egli, avrebbe dovuto prendersene cura. Lo battezzò così Mike - che divenne "il pollo senza testa"; in inglese <Mike the headless chicken> - e cominciò a somministrargli col contagocce acqua mista a grano inalata direttamente nell'esofago.
A questo punto Olsen portò il pollo nell'Università del vicino stato dello Utah dove si riuscì a studiare e capire come potesse biologicamente un animale vivere senza testa.

La risposta che gli esperti dattero fu che il pollo "Mike" rimase in vita poiché il taglio praticato dal contadino Olsen non aveva reciso la vena giugulare, e siccome gran parte dell'encefalo di un gallo si trova nel bulbo, quindi nella parte inferiore (quello che in anatomia è chiamato mielencefalo) dell'encefalo, la quale era rimasta attaccata al corpo (assieme a un orecchio), Mike poté vivere. E lo fece per ben 18 mesi!
In questo anno e mezzo infatti visse come qualsiasi esemplare mobilitato, ingrassando oltretutto di quasi 3 Kg e riuscendo anche ad emettere stridenti gorgoglii.
Tutto ciò fu possibile per mezzo dello stesso Lloyd, che con una siringa trovò il modo di aspirare gli accumuli mucosi nella laringe, cosicché questi non lo soffocassero.

Un giorno si dimenticò la siringa da qualche parte, in quanto girava di città in città per esibire il suo pollo in pubblico come fenomeno da baraccone al fine racimolare pietosamente qualche gruzzolo, e tutto finì. "Mike" morì nella notte soffocato; ma di questo esemplare, dopo quasi settant'anni rimane innanzitutto un'incredibile e surreale vicenda, ma soprattutto un forte esempio e segnale a non mollare mai. Anche per questo abbiamo scelto di raccontare la storia di "Mike", il pollo senza testa che "morì" due volte.





                                

                         - Olsen mentre versa nell'esofago di "Mike" la mistura di acqua e grano.




                                         

(La testa è artificiale. Infatti, quella vera fu data in pasto a un gatto la sera stessa della decapitazione.)

sabato 21 marzo 2015

Storia dei popoli: le Esplorazioni


La storia recente dell'uomo è stata costruita da uomini che hanno deciso di iniziare la via dell'esplorazione.
Sono stati i pionieri che hanno dedicato spesso la loro vita a viaggiare per terre e mari non ancora calpestate e percorsi. Quest'oggi osserviamo brevemente gli atti di otto scopritori europei distintisi negli ultimi mille anni:


- Marco Polo (1254-1324)

Esplorazione dell'Asia (1271-1295)             

Marco Polo era un marinaio e commerciante Veneziano che stabilì un primo contatto commerciale e culturale con il Catay, un regno che nel XIII secolo occupava gran parte del territorio dell'attuale Cina. Polo formò parte della corte dell'imperatore Cinese Kublai Khan, per ben 24 anni, e sotto la sua disponibilità poté visitare tutto il Catay, osservandone la cultura, i costumi e le usanze, diventando anche il governatore della città di Kinsai, attuale Hangzhou, nell'est del Paese.
Al suo ritorno in occidente, narrò le sue avventure a uno scrittore; Rustichello da Pisa, che le plasmò nel Milione, l'opera grazie alla quale oggi è conosciuto in tutto il mondo.





- Cristoforo Colombo (1451-1506)

La "scoperta" dell'America (1492-1492)

Il genovese Cristoforo Colombo è certamente il navigatore più conosciuto in assoluto, forse il più importante, e sicuramente quello che commise il più grande errore. Egli, infatti, propose e promosse presso le varie corti d'Europa l'esistenza di una rotta che attraverso l'Atlantico portasse alle Indie, quindi all'Asia. Fra tutti, solo i reali Spagnoli gli dettero credito, tant'è che nel 1492 salpò per il suo primo viaggio.
Dopo 70 duri giorni di traversata transoceanica, la spedizione sbarcò nell'isola bahamense di Gaunahanì, ribattezzata da Colombo stesso in San Salvador. Dopo altri due viaggi, morì nel 1506, senza comprendere di avere scoperto un continente già comunque precedentemente conosciuto agli europei. Continente che prenderà successivamente il nome da un altro scopritore "italiano" pochissimi anni più tardi, e secondo alcuni addirittura precedente, ovvero da Amerigo Vespucci (1454-1512).





- Ferdinando Magellano (1480-1521)

il primo giro del mondo (1519-1522)

Magellano, Portoghese, offrì i suoi servigi al re Carlo V di Spagna. L'obiettivo di quest'ambiziosa spedizione , salpata nel 1519, era quella di arrivare nelle all'ora isole delle  Spezie, dunque nelle attuali isole Molucche indonesiane, senza attraversare i mari di proprietà portoghese. Per farlo, era necessario arrivare nel Pacifico attraverso un passaggio dell'emisfero australe, oggi conosciuto infatti come Stretto di Magellano. Nel 1521, quindi dopo due anni di viaggio, la spedizione giunge nelle Filippine, dove Magellano muore in seguito ad una rovinosa lotta contro gli indigeni di quella zona. Il suo vice, lo Spagnolo Juan Sebastiàn Elcano assunse il comando della spedizione, riuscendo ad arrivare in Spagna un anno più tardi con uno solo dei cinque vascelli partiti nel 1519 e con soli 18 superstiti, completando così il primo giro del mondo.



- Francisco Pizarro (1475-1541)

La conquista dell'Impero Inca (1524-1535)

Famoso per la sua spietatezza ed esperienza militare, Pizarro, iniziò negli stessi periodi a esplorare le coste pacifiche dell'America, stimolato da leggende sul prosperoso regno di Birù, ovvero del Perù raccontato dal navigante Sebastiano Caboto (1484-1557). Dopo un primo viaggio di perlustrazione, ottenne nel 1529 l'autorizzazione del re di Spagna per conquistare l'Impero Inca. Pochi anni prima, nel 1523, arrivò a Cajamarca, nel nord del Perù, e fece prigioniero Atahualpa, tredicesimo sovrano . Fu anche l'ultimo, in quanto dieci anni più tardi lo stesso Pizarro lo fece condannare a morte (1533).
Quindi poté conquistare Cuzco, la capitale, dominando per qualche anno l'Impero; fintantoché, nel 1541 venne assassinato, a Lima, da degli avversari politici.






James Cook (1728-1779)

L'esplorazione del Pacifico (1768-1779)

L'Inglese James Cook realizzò tre viaggi su indicazione della Royal Society. Il suo obiettivo era quello di esplorare l'Oceano Pacifico, dalla costa dell'Antartide, fino allo Stretto di Bering, passando dall'Australia e dalla Nuova Zelanda. Scoprì in questi viaggi anche molte isole e arcipelaghi; come ad esempio le Hawaii, nelle quali morì, nel 1779, come più di due secoli prima il collega Magellano, in seguito ad un attacco indigeno.





Alexander von Humboldt (1769-1859)

L'esplorazione dell'America meridionale (1799-1804)

Humboldt fu uno scienziato tedesco che, accompagnato dal medico e botanico francese Aimé Bonlepard (1773-1885), intraprese un viaggio nel cuore del Sud America per raccogliere il maggior numero di informazioni sulla flora e la fauna delle regioni interne, nonché i costumi e le usanze dei popoli o tribù autoctone. Durante il viaggio, durato 5 anni, egli attraverso i Caraibi, esplorò l'Amazzonia e le sponde dell'Orinoco, oltre che studiare le geologia dei vulcani andini e messicani. Negli ultimi anni della sua vita, Humboldt, si rinchiuse nella sua casa a Berlino per riordinare il materiale e le idee producendo una mastodontica opera di 34 volumi.




David Livingstone (1813-1873)

L'esplorazione dell'Africa (1849-1873)

David Livinstone era un medico scozzese che iniziò ad operare in Africa come missionario. Fra le suo principali "scoperte" geografiche spiccano le cascate Victoria, i laghi Malawi e Ngami e lo Zambesi. Nel corso dei viaggi, assistette ai brutali metodi adottati dai trafficanti di schiavi e sfruttò la sua fama, negli ultimi anni della sua vita, per portare alla luce il fatto. Livingstone morì nel 1873, mentre stava risalendo il Nilo alla ricerca delle sue sorgenti. I suoi compagni di avventura sotterrarono il cuore in Africa, spedendo successivamente il feretro in Inghilterra per la sepoltura.





Roald Amundsen (1972-1928)

La "conquista" del Polo Sud (1910-1911)

Nel 1906 partì una spedizione guidata dal norvegese Road Amundsen che riuscì a portare a compimento il passaggio del nord-est fra l'Atlantico e il Pacifico attraverso l'Artico. Quattro anni dopo, dunque nel 1910, Amundsen e l'inglese Robert Scott (1868-1912) si trovano nel continente antartico col medesimo obbiettivo: arrivare al Polo Sud. I metodi dei due furono diversi; Amundsen preferì usare i cani da slitta mentre Scott optò per i pony siberiani. Corretta risultò la scelta del norvegese, infatti, i cavalli morirono dopo poco e Scott con suoi uomini furono così costretti a continuare a piedi. Amundsen giunse al Polo un mese prima del dirimpettaio, che, tra l'altro, morì per ipotermia nel viaggi di ritorno.






venerdì 20 marzo 2015

Storia della Filosofia occidentale, Ep.6 - Parmenide, Zenone e la scuola di Elea


Nella prima metà del V secolo a.C, dunque a cavallo fra la fine della cosiddetta età arcaica e l'inizio dell'età classica, sorge ad Elea, antica polis della Lucania, la scuola di Elea, appunto. Anche chiamata Scuola eleatica. Nei pressi dove ora sorge la cittadina salernitana di Ascéa.

Questa corrente di pensiero ricalca e allo stesso modo in buona parte si allontana dalle precedenti idee sulla natura e l'ápeiron, rivoluzionando e affinando nuovi concetti, ponendo al centro degli studi la figura dell'uomo.
Si può dunque affermare che con il tramonto dell'età arcaica, tramonta anche la filosofia dell'archè, dunque della natura e della cosmologia, e con l'alba dell'età classica sorge in occidente una nuova concezione filosofica: la filosofia antropologica.


Il concetto cardine è quello dell'unicità e dell'Uno, concreto, immobile ed eterno; non più visto nella natura o nell'indefinito ma in un'essenza di verità che si raggiunge volontariamente per mezzo del pensiero, dunque della coscienza e della conoscenza, al fine di fare svanire ciò che è illusorio, denominato "Dòxa". Il tutto, è sperimentato secondo una pragmatica e attenta analisi "razionale".

Il fondatori di questa scuola/corrente furono Parménide e il suo discepolo Zenòne. Il primo nasce nel VI secolo ad Elea; discepolo di Senofane; l'unico suo elaborato che disponiamo è il "Perì Physeos"
(Περί Φύσεως), tradotto come "Sulla natura".
In tale trattato Parmenide porta alla luce due realtà che egli chiama vie. La prima è la via della Verità, l'altra la via delle opinioni. La prima verte all'Uno, e non si fa influenzare da quello che è l'effimero. Di essa scrisse:

<< Per il vero essere, la Verità, saranno nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore.>>

Da qui nasce dunque ufficialmente l'ontologia, ovvero uno studio, un riflessione, incentrata sull'essere. Un essere che non è meramente l'essere che si osserva nella quotidianità, ma l'essere antonomastico che si raggiunge attraverso il pensiero che il filosofo Greco rappresenta con la figura geometrica della sfera. Un solido levigato, senza angoli o imperfezioni, uguale in ogni suo punto. Non è ossia influenzato dal punto di vista.


L'altra via, è quella delle opinioni; del bello e del brutto, del buono e del cattivo, della destra e della sinistra ecc. ecc. Tutto ciò che in sostanza è duale è illusorio in quanto è frutto dell'opinione incosciente dell'osservatore, il quale, senza pensiero e conoscenza, non è in grado di comprendere l'Essere: l'Uno. Tutto il resto, quindi anche il divenire è illusorio in quanto tutto è eterno, e dunque accade in un unico lasso ((vedremo molto meglio quando parleremo più avanti della fisica di Bohm)).



Zenone, essendo a sua volta discepolo di Parmenide vive logicamente un po' più tardi, all'inizio del V secolo a.C. Egli amplia lo studio del maestro, e se lo si vuole dire lo rende anche più accessibile e comprensibile attraverso la dialettica, quindi il dialogo, ed efficaci paradossi logici e matematici.
A proposito sull'illusorietà del dinamismo, dunque del movimento e del divenire, egli elaborò tre celebri paradossi ; quello "dello stadio", "della freccia" e di "Achille e la tartaruga". Vediamoli:

-  per lo Stadio; prendiamo ad esempio uno stadio di calcio, di rugby o quello che volete: per arrivare da una curva all'altra, senza uscirvi, bisogna necessariamente entrare nel terreno superando la metà campo. Per superare la metà campo però, bisogna superare la metà della metà campo, ovvero quella che negli stadi di calcio è il limite dell'area di rigore. Per superare l'area di rigore bisogna altresì superare la sua metà: ovvero il dischetto dove si tira il rigore. Per arrivare al dischetto si deve superare l'area piccola, e così via fintantoché le distanze sono innumerabili all'occhio umano...

E' quindi spiegato come l'infinito si trovi sia nell' estremamente piccolo che nell' estremamente grande. Da una parte, si trova sempre una metà di una metà; dall'altra, per raggiungere un totale bisogna passare da una metà in un eterno e unico divenire. Questo essere permanente statico è spiegato nel paradosso

- della Freccia: nel quale spiega che anche se una freccia è ipoteticamente in movimento, in realtà è immobile in quanto il suo movimento altro non è che la copertura della sua stessa lunghezza nello spazio. Come adesso vediamo, ciò, risulta in contrasto e in antitesi con quello che è il prossimo, ovvero:

- Achille e la Tartaruga: qui sono contrapposti la figura della velocità, quindi Achille, e della lentezza, la tartaruga. Sono comunque entrambi animali mobili. Siccome Achille è più rapido, egli concede un margine alla tartaruga, ma nonostante l'uomo possa successivamente superare la testuggine, essa, avrà sempre quel primordiale vantaggio. In quanto Achille per superarla deve come prima cosa raggiungere il punto nel quale la tartaruga si trovava nel momento che egli è partito dopo il vantaggio concesso. Solamente che quando egli giunge lì, la tartaruga non si trova più in un quel punto ma in un altro più avanti. Cosicché quando l'uomo giungerà là, la tartaruga si troverà ancora una volta un altro posto. Anche più indietro, non ha importanza. Ciò che importa è che nonostante questa gara possa durare per sempre e lo sportivo Achille triplicare, quadruplicare, centuplicare milioni di volte la tranquilla e pacata tartaruga, ma in realtà quel margine iniziale non può essere assolutamente colmabile in quanto potrà essere dimezzato all'infinito.



- Schema del paradosso di Achille e la tartaruga: la distanza A-B, B-C, C-D, D-E, E-F....per quanto sempre più sottile è insanabile.






- busto di Pamènide.






- busto di Zenone.