Questi Iperborei migrarono verso sud, quindi in Europa, per poi prostrarsi fino all'estremo oriente. Essi erano accompagnati da valorosi e saggi condottieri, gli Arya, i quali diedero successivamente nome al popolo stesso: gli Ariani.
Questi Ariani, arrivati fino al bacino della valle dell'Indo, si mischiarono con le civiltà autoctone dando vita alla cultura Indo-ariana, la futura civiltà hindù; basata sui testi e sui i miti che gli Iperborei portarono dall'occidente, assieme alla loro lingua e scrittura, il sanscrito. Già a partire dal III millennio a.C.
Per gli antichi indiani, questi individui sono i Deva, "gli esseri splendenti" provenienti da mondi superiori, che i popoli della valle chiamano appunto "PàraDesha"; "regioni" o "mondi superiori". Il nome primitivo del sanscrito infatti era "DevaNagàri", letteralmente "la lingua parlata nella città di Nagàr", nel nord dell'India "dai Deva".
Le capacità sorprendenti di spostamento e di migrazione di questo popolo, nonché i contenuti filosofico, simbolico ed esistenziali che questo aveva e apportò alle civiltà che inglobò o alle quali si mischiò, hanno dato alito a numerose leggende.
Si dice che gli Iperborei abitassero in questa terra nella quale risplendeva il Sole per metà dell'anno a partire del periodo finale della cosiddetta glaciazione Würm, ossia fra il 28 000 e il 9600 a.C. Molti hanno trovato similitudini fra i racconti di questo popolo e il mito di origine Egizia dell' Isola di Atlante, figlio di Poseidone, conosciuta come Atlantide, narrata nel Timeo e nel Crizia di Platone. Il quale, consultando precedenti documentazioni, data la civiltà atlantidea fra il 15 000 e il 9000 a.C.
Atlantide sarebbe dunque un'altra isola; un 'isola di passaggio, un ponte, fra l'ipotetica Thule e la vita che gli Ariani intrapresero nel continente Indoeuropeo a partire dal IX millennio a.C.
Oltre che unirsi ai "lontani" popoli dell'India, gli Iperborei, guidati dai loro Arya, avrebbero influenzato tantissime culture; dai popoli di quella che diverrà la cosiddetta Mezzaluna Fertile, quindi Egitto, Fenicia, Assiria e Mesopotamia, fino a giungere addirittura nel Nuovo Mondo. A questo proposito vi sono prove tangibili, come ad esempio l'edificazione di complessi piramidali e megalitici presenti in tutto il mondo, oltre che i miti degli Inca e Atzechi; nei quali, questi popoli narrarono di come essi provenissero da una terra dell'oceano che identificavano con il come di "Tlà", che significa "Acqua". Curioso come sia Platone che i popoli del sud e centro America precolombiano utilizzassero entrambi la parola "Tlà" (aTLAntide, aTLAnte) per riconoscere l'acqua, quindi quella misteriosa terra da dove secondo la primitiva cultura occidentale provenivano gli Ariani/Iperborei, mentre per i popoli Inca, molto probabilmente, gli dei, capeggiati da Viracocha; un individuo molto alto dalla pelle bianca e dagli occhi azzurri (che indusse successivamente gli Incas a confondere i conquistatori ispanici con la divinità...ma a questi temi riserveremo episodi a parte). A me francamente mette male pensare che gli Incas non abbiamo incontrato queste civilta, in quanto essi erano tutti da carnagione scura o mulatta, per cui il mito di Viracocha è molto attendibile. Se poi questo sia effettivamente stato un fenomeno di evemerismo, ovvero di divinizzazione di personaggi umani, lo vedremo in futuro.
Ciò che è certo è che la storia dell'uomo, per quanto molti ce la facciano passare come nitida e documentata, è piena di buchi e circostante scientificamente e antropologicamente apparentemente non spiegabili (come ad esempio il perché l'essere umano sia l'unico animale del Pianeta a possedere il fattore Rh-, oltre che 10 frequenze genetiche "silenziate"). Queste voragini e questi dilemmi come detto al momento sono inspiegabili. Allora dico: abbiamo i miti degli antichi, perché non riempire queste fessure enigmatiche con le leggende, e anche ovviamente con l'immaginazione, che da sempre accompagna e colora la vita dell'uomo?

Nessun commento:
Posta un commento